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La tregua di Primo Levi

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[ ] l infezione del Lager aveva fatto in lui troppa strada. (pag. 19) 3 Il greco Mordo Nahum Mordo Nahum [ ] La biografia del mio greco era lineare: ... – PowerPoint PPT presentation

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Title: La tregua di Primo Levi


1
La tregua di Primo Levi
  • Luigi Gaudio

2
Introduzione
  • Questo non è il racconto del lager, è la
    continuazione di Se questo è un uomo e prende
    lavvio proprio dallarrivo dei Russi al campo.
    Eppure la presenza del lager pervade tutto il
    testo, implicita, inquietante, soprattutto
    incancellabile, perché quello che ha lasciato nel
    cuore non può essere dimenticato. Sotto questo
    punto di vista è una denuncia ancora più netta e
    chiara della disumanità del lager.

3
La metafora del viaggio
  • La metafora ricorrente nel libro è quella del
    viaggio, un viaggio circolare, dal moto
    apparente, in cui si procede non da un punto A a
    un punto B, ma da A si ritorna ad A

4
La metafora del viaggio
  • in senso fisico, concreto, poiché dopo mesi di
    viaggio quasi Primo ritorna nella Polonia dalla
    quale era partito. Inoltre cè un tratto di
    strada, da Žmerinka a Staryje Doroghi, che Primo
    percorre prima in direzione sud-nord (a luglio) e
    poi da nord a sud (a settembre)
  • in senso spirituale, perché dal lager parte, e al
    lager Levi ritorna sempre con il pensiero, fino
    alla fine

5
Avventura picaresca
  • Il viaggio di Primo si configura anche come un
    vagabondaggio alla ricerca del pane. Il lager
    aveva imposto la sua legge primum vivere. In
    base a questa legge limperativo categorico era
    quello di procurarsi da mangiare, in un modo o
    nellaltro.

6
Avventura picaresca
  • Il lager, il bisogno, la fame, stravolgono le
    gerarchie dei valori, per cui non solo per
    Cesare, ma anche per Primo, che osserva con un
    sorriso il suo amico, rubare è lecito, e donare
    un pesce ad una famiglia che ne ha bisogno è una
    cosa di cui vergognarsi.

7
Memoriale
  • Come Se questo è un uomo, anche La tregua è
    anzitutto ricordo di unesperienza vissuta, Per
    Levi la memoria ha un valore, come rievocazione e
    testimonianza per i posteri. Del resto proprio
    grazie a testimonianze come quella di Levi venne
    istituita la Giornata della memoria La prima
    pattuglia russa giunse in vista del campo
    verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
    (pag. 2)

8
Il tempo dilatato
  • Se gli spazi sono circolari, i tempi nel romanzo
    sono soggetti a distorsione, dilatati
    allinverosimile, come scrive lo stesso autore a
    pag. 189, parlando di come fosse opinabile il
    concetto del domani quando per esempio i russi
    promettevano di far partire gli italiani
    finalmente da Staryje Doroghi

9
Il tempo dilatato
  • il termine russo corrispondente, per uno di
    quegli slittamenti semantici che non sono mai
    senza perché, viene a dire qualcosa di assai meno
    definito e perentorio del nostro domani, e, in
    armonia con le abitudini russe, vale piuttosto
    un giorno fra i prossimi, una volta o
    laltra, in un tempo non lontano insomma, il
    rigore della determinazione temporale vi è
    dolcemente sfumato

10
Arco di tempo
  • Larco di tempo allinterno del quale si svolgono
    gli avvenimenti è di circa 9 mesi, dal 17 gennaio
    del 1945 (giorno in cui i tedeschi abbandonano
    Auschwitz) al 19 ottobre dello stesso anno,
    quando Primo ricompare inaspettatamente a casa
    sua.

11
Lo stile
  • È quello già conosciuto di Primo Levi
    lalternarsi di racconti e riflessioni, anzi il
    continuo emergere del giudizio, che non è mai
    pedante, perché segno di una tensione etica
    sempre viva. Per questo Levi si sofferma ad
    osservare il comportamento degli uomini.

12
Lo stile
  • Da notare anche la concretezza, limmediatezza,
    che è dovuta anche al primo mestiere, di
    chimico, dello scrittore, come dice lui stesso
    nella prefazione al libro
  • il mio mestiere quotidiano mi ha insegnato (e
    continua ad insegnarmi) molte cose di cui ogni
    scrittore ha bisogno. Mi ha educato alla
    concretezza e alla precisione, all'abitudine di
    "pesare" ogni parola con lo scrupolo di chi
    esegue un'analisi quantitativa

13
Lo stile
  • soprattutto, mi ha abituato a quello stato
    d'animo che suole chiamarsi obiettività vale a
    dire, al riconoscimento della dignità intrinseca
    non solo delle persone, ma anche delle cose, alla
    loro verità, che occorre riconoscere e non
    distorcere, se non si vuole cadere nel generico,
    nel vuoto e nel falso. (dalla Prefazione a La
    tregua di Primo Levi)

14
Lo stile
  • Per questo Levi predilige le frasi brevi, ed usa
    frequentemente la punteggiatura, il che, come è
    noto, rende più chiaro il discorso e logici i
    passaggi del testo.
  • Anche Calvino si porrà in questa strada (vedi la
    Lezione americana sullesattezza) e non a caso
    anche Calvino ricercherà il segreto di questo
    stile nella scienza.

15
La lingua
  • Sono presenti tutte le lingue dEuropa, nonché
    lyiddish, e il latino in reminiscenze
    scolastiche come His fretus, vale a dire su
    questi bei fondamenti (pag. 136). In questo modo
    Levi rappresenta la babele dei deportati, ma
    nello tempo rivela il sogno delluomo di
    comunicare con laltro simile (altra condizione
    essenziale per essere veramente uomo, anche se
    certe volte alla precisione della parola
    supplisce lespressività popolare,
    come nel caso del gergo romanesco di Cesare).

16
Il film
  • Da questo libro è stato tratto un film del 1997,
    diretto da Francesco Rosi.
  • Molte delle immagini che compaiono in queste
    slide sono tratte da esso.

17
Poesia introduttiva
  • Sognavamo nelle notti feroci
  • Sogni densi e violenti
  • Sognati con anima e corpo
  • Tornare mangiare raccontare.
  • Il comando dell'alba
  • "Wstawac"
  • (alzarsi in polacco)

18
Poesia introduttiva
  • E si spezzava in petto il cuore.
  • Ora abbiamo ritrovato la casa,
  • Il nostro ventre è sazio,
  • Abbiamo finito di raccontare.
  • È tempo. Presto udremo ancora
  • Il comando straniero
  • "Wstawac".

19
1 Il disgelo
  • lora della libertà suonò grave e chiusa, e ci
    riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un
    doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto
    lavare le nostre coscienze e le nostre memorie
    della bruttura che vi giaceva

20
1 Il disgelo
  • e di pena, perché sentivamo che questo non poteva
    avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto
    avvenire di così buono e puro da cancellare il
    nostro passato, e che i segni delloffesa
    sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei
    ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove
    avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti.

21
1 Il disgelo
  • Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della
    nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai
    ha potuto meglio di noi cogliere la natura
    insanabile delloffesa, che dilaga come un
    contagio. È stolto pensare che la giustizia umana
    la estingua.

22
1 Il disgelo
  • Essa è una inesauribile fonte di male spezza il
    corpo e lanima dei sommersi, li spegne e li
    rende abietti risale come infamia sugli
    oppressori, si perpetua come odio nei superstiti,
    e pullula in mille modi, contro la stessa volontà
    di tutti, come sete di vendetta, come cedimento
    morale, come negazione, come stanchezza, come
    rinuncia pagg. 5-6

23
2 Il campo grande
  • A Buna non si sapeva molto del Campo Grande,
    di Auschwitz propriamente detto gli Häftlinge
    (internati, detenuti) trasferiti da campo a campo
    erano pochi, non loquaci (nessuno Häftling lo
    era), né facilmente creduti.

24
(No Transcript)
25
2 Il campo grande
  • Quando il carro di Yankel varcò la soglia famosa,
    rimanemmo sbalorditi. Buna-Monowitz, coi suoi
    dodicimila abitanti, era un villaggio al
    confronto quella in cui entravamo era una
    sterminata metropoli. (pag. 9-10)

26
2 Il campo grande
  • Yankel era uno Häftling era un giovane ebreo
    russo, forse lunico russo fra i superstiti, ed
    in quanto tale si era trovato naturalmente a
    rivestire la funzione di interprete e di
    ufficiale di collegamento coi comandi sovietici
    (pag. 7-8)

27
Hurbinek il bambino di tre anni senza nome
  • Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in
    Auschwitz e non aveva mai visto un albero
    Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino
    allultimo respiro per conquistarsi lentrata nel
    mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale
    lo aveva bandito (pag. 15)

28
Hurbinek il bambino di tre anni senza nome
  • Era paralizzato dalle reni in giù, ed aveva le
    gambe atrofiche, sottili come stecchi (pag.
    13-14)
  • Hurbinek, il senza-nome, il cui nome era stato
    assegnato forse da una delle donne, che aveva
    interpretato con quelle sillabe una delle voci
    inarticolate che il piccolo ogni tanto emetteva.
    (pag. 13)

29
Hurbinek il bambino di tre anni senza nome
  • il cui minuscolo avambraccio era pure stato
    segnato col tatuaggio di Auschwitz Hurbinek morì
    ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non
    redento. Nulla resta di lui egli testimonia
    attraverso queste mie parole. (pag. 15)

30
2 Il campo grande
  • Ad Auschwitz Levi incontra anche ex-Kapò,
    condizionati anche se liberi dallesperienza che
    avevano vissuta, tanto da volerla perpetuare come
    il Kleine Kiepura che vociferava in tedesco
    imperiosi comandi ad uno stuolo di schiavi
    inesistenti. linfezione del Lager aveva
    fatto in lui troppa strada. (pag. 19)

31
3 Il greco Mordo Nahum
  • Mordo Nahum La biografia del mio greco era
    lineare quella di un uomo forte e freddo,
    solitario e laico, che si era mosso fin
    dallinfanzia per entro le maglie rigide di una
    società mercantile.

32
3 Il greco Mordo Nahum
  • Era (o era stato) accessibile anche ad altre
    istanze non era indifferente al cielo e al mare
    del suo paese, ai piaceri della casa e della
    famiglia, agli incontri dialettici ma era stato
    condizionato a ricacciare tutto questo ai margini
    della sua giornata e della sua vita, affinché non
    turbasse quello che lui chiamava il travail
    dhomme.

33
3 Il greco Mordo Nahum
  • La sua vita era stata di guerra, e considerava
    vile e cieco chi rifiutasse questo suo universo
    di ferro. Era venuto il Lager per entrambi io lo
    avevo percepito come un mostruoso stravolgimento,
    una anomalia laida della mia storia e della
    storia del mondo lui, come una triste conferma
    di cose notorie. Guerra è sempre

34
3 Il greco Mordo Nahum
  • Il greco cioè trova conferma nellesperienza del
    lager di una sua convinzione, condensata nella
    frase luomo è lupo alluomo, mentre Primo Levi
    era convinto della bontà delluomo, e quindi
    lesperienza di quellanno nel lager gli
    stravolse completamente lesistenza.

35
4 Katowice
  • Una volta spostatosi su comando dei russi da
    Auschwitz a Katowice, Primo Levi nota sconsolato
  • a che serviva essere stati liberati, se poi
    passavamo ancora i nostri giorni in una cornice
    di filo spinato? (pag. 64-65)

36
(No Transcript)
37
Leonardo
  • Nel campo di Bogucice distretto periferico di
    Katowice trovai Leonardo, già accreditato come
    medico, e assediato da una clientela poco
    redditizia ma molto numerosa veniva come me da
    Buna, ed era arrivato a Katowice già da qualche
    settimana, seguendo vie meno intricate delle
    mie. (pag.55)

38
Leonardo
  • Possedeva oltre alla fortuna era sopravvissuto
    miracolosamente al lager, malgrado soffrisse
    freddo e fatica unaltra virtù essenziale in
    quei luoghi una illimitata capacità di
    sopportazione, un coraggio silenzioso, non
    nativo, non religioso, non trascendente, ma
    deliberato e voluto ora per ora, una pazienza
    virile, che lo sosteneva miracolosamente al
    limite del collasso. (pag. 56)

39
Leonardo
  • Da adesso in poi Leonardo sarà un altro compagno
    inseparabile di Primo, e Primo condividerà con
    lui il supporto medico degli altri compagni.

40
5 Cesare
  • Credo di non avere mai letto nulla di così
    sconvolgente come linizio di questo capitolo.
    Con un flashback il narratore ritorna al tempo di
    inizio di questo romanzo, cioè i dieci giorni
    intercorsi fra la partenza dei tedeschi (con il
    grosso dei prigionieri) e larrivo dei russi.

41
5 Cesare
  • In quei dieci giorni, nellinfermeria, le brande
    degli infettivi gravi (come Levi, ammalato di
    scarlattina) confinavano con la sezione degli
    ammalati di TBC e di dissenteria. Sentendo
    provenire da questultima parte dei lamenti in
    lingua italiana, Levi entra in quella sezione, e
    vi trova un suo amico di Venezia, che sta morendo
    di freddo, e Cesare, che poi diverrà suo
    grande compagno nel viaggio di
    ritorno in Italia.

42
5 Cesare
  • La scena è ripugnante, perché gli ammalati di
    dissenteria, non solo non ricevono cure, ma
    lasciano i loro escrementi anche sul pavimento.
  • Sta di fatto che Cesare riesce a superare questa
    tremenda esperienza, poi viene reclutato dai
    Russi per costruire una trincea per paura di una
    reazione militare tedesca.

43
5 Cesare
  • Qui iniziano ad emergere alcune caratteristiche
    dei russi, che sono, lo vedremo, meno organizzati
    e precisi dei tedeschi, ma proprio per questo è
    preferibile il loro bonario disordine alla
    disumana disciplina del lager, anzi la loro
    selezione per lavorare è una sorta di parodia
    della selezione interna al campo di Auschwitz.

44
5 Cesare
  • Infine si trova una donna in Polonia (come molti
    italiani), che poi però lo lascia per un soldato
    russo. Da allora in avanti Cesare diventerà un
    grande compagno di viaggio di Primo, e spesso lo
    distoglierà dalle sue malinconie, con la sua
    voglia di vivere, e di procurarsi cibo e altro,
    non sempre in modo legale e irreprensibile.

45
6 Victory Day
  • La notizia della vittoria della guerra giunge a
    levi mentre si trova a , intuita dai titoli dei
    giornali, ma soprattutto percepita nella gioia
    della gente della città e soprattutto dei russi,
    che inscenarono uno spettacolo per festeggiare.
    Unaltra dimostrazione della differenza fra i
    tedeschi e i russi sta nel fatto che anche gli
    ufficiali russi partecipano allo spettacolo, cosa
    che un ufficiale tedesco non avrebbe mai fatto.

46
6 Victory Day
  • Adesso non ci sono più fronti di guerra, quindi
    nulla dovrebbe impedire a Primo e ai suoi
    compagni di raggiungere il proprio paese, ma
    purtroppo non è così semplice.

47
7 I sognatori
  • I sognatori sono gli illusi che credono a questo
    punto che sia imminente il proprio rientro in
    patria (non sarà affatto così e passeranno molti
    mesi).

48
Linganno di Cravero
  • Nel campo di Katowice ci sono anche degli
    ex-detenuti provenienti da San Vittore. Fra
    questi, Cravero, un furfante compiuto,
    incontaminato, senza sfumature (pag. 99)

49
Linganno di Cravero
  • Egli decide di tornare in Italia
    clandestinamente, fidando sui suoi mezzi,
    avvezzo comera a vivere al di fuori di ogni
    legge. (pag.100). Dal momento che si dirige a
    Torino, Primo gli chiede di recapitare una
    lettera ai suoi, che sarà effettivamente lunica
    comunicazione dello scrittore alla sua famiglia.

50
Linganno di Cravero
  • Però Cravero cerca di estorcere dei soldi che
    avrebbe portato a Primo, che ne aveva bisogno, e,
    non essendoci riuscito, ruba impunemente la
    bicicletta della sorella di Primo Levi, ma poi
    ritornerà nuovamente a girare le carceri italiane.

51
La pleurite e il dottor Gottlieb
  • Nel periodo di maggio-giugno Levi si ammala di
    pleurite, ed è guarito solo dal dottor Gottlieb,
    che parlava perfettamente litaliano (e non solo
    questa lingua) e correva spesso in specie in
    aiuto nostro, di noi sfuggiti come lui alla
    trappola mortale del Lager (pagg. 94-95).

52
La pleurite e il dottor Gottlieb
  • Gottlieb sarà anche il responsabile del convoglio
    degli italiani fino a Žmerinka, poi però nessuno
    più lo vide, e gli italiani persero un importante
    punto di riferimento.

53
(No Transcript)
54
8 Verso sud
  • È il capitolo appunto del viaggio in treno verso
    Odessa, che si interrompe però anzitempo, a
    Žmerinka, dove si notano già i segni dellinizio
    della guerra fredda. I russi hanno combattuto a
    fianco degli occidentali contro il nemico comune,
    ma ora iniziano a concepire sogni di espansione
    ad ovest

55
(No Transcript)
56
8 Verso sud
  • un imbianchino eresse una impalcatura lungo la
    facciata della stazione, e fece sparire sotto uno
    strato di intonaco la scritta Proletari di tutto
    il mondo, unitevi! in luogo della quale, con un
    sottile senso di gelo, lettera dopo lettera ne
    vedemmo nascere unaltra ben diversa Vperëd na
    Zapàd, Avanti verso lOccidente. (pag. 121-122)

57
9 Verso nord
  • Non a caso questi due capitoli vengono luno dopo
    laltro, a significare lillogicità del percorso.
  • Nella cartina si può vedere come il viaggio di
    ritorno abbia seguito un percorso anomalo. E così
    gli italiani si trovano ad attraversare la Russia
    prima da nord a sud, e poi da sud a nord, spesso
    ripercorrendo gli stessi luoghi.

58
10 Una curizetta
  • Gli italiani sono trasferiti nel campo di
    raccolta di Sluzk, in cui Primo ritrova
    fortunosamente il greco Mordo Nahum.
  • Curizetta è il termine locale per dire
    gallina. Cesare e Primo riescono, non senza
    difficoltà, ad ottenerla dalla gente del posto,
    barattandola con alcuni piatti nel corso di uno
    dei viaggi di trasferimento.

59
(No Transcript)
60
10 Una curizetta
  • È qui che gli italiani vengono a sapere che
    dovranno recarsi a piedi a Staryje Doroghi, a
    settanta chilometri di distanza. La modalità del
    trasferimento è lennesima dimostrazione della
    disorganizzazione russa

61
10 Una curizetta
  • Un mattino, con velocità misteriosa e fulminea,
    si propagò fra noi la notizia che avremmo dovuto
    lasciare Sluzk, a piedi, per essere sistemati a
    Staryje Doroghi, a settanta chilometri di
    distanza, in un campo di soli italiani.

62
10 Una curizetta
  • I tedeschi, in analoghe circostanze, avrebbero
    cosparso i muri di manifesti bilingui,
    nitidamente stampati, con specificata lora della
    partenza, lequipaggiamento prescritto, la
    tabella di marcia, e la pena di morte per i
    renitenti.

63
10 Una curizetta
  • I russi invece lasciarono che lordinanza si
    propagasse da sé, e che la marcia di
    trasferimento si organizzasse da sé.(pag. 130

64
11 Vecchie strade
  • Il viaggio che conduce gli italiani da Sluzk a
    Staryje Doroghi è un incubo, proprio perché
    quelle vecchie strade parevano interminabili,
    quasi dei labirinti che sembravano ricondurre al
    punto di partenza (il viaggio non conduce alla
    meta in questo libro, labbiamo già visto).

65
11 Vecchie strade
  • In nessuna altra parte dEuropa, credo, può
    accadere di camminare per dieci ore, e di
    trovarsi sempre allo stesso posto, come in un
    incubo (pag. 131)

66
11 Vecchie strade
  • Nel corso del viaggio Cesare si ingegna a vendere
    pesci ai russi, frodandoli, ma un giorno si
    intenerisce vedendo una donna poverissima, e
    regala il pesce, che doveva vendere, a lei e ai
    suoi figli. Poi si vergogna di quello che ha
    fatto, perché rischia di perdere la sua
    reputazione commerciale (ribaltamento dei valori
    morali)

67
12 Il bosco e la via
  • Rimanemmo a Staryje Doroghi, in quella Casa
    Rossa piena di misteri e di trabocchetti come un
    castello di fate, per due lunghi mesi dal 15
    luglio al 15 settembre del 1945.
  • Furono mesi dozio e di relativo benessere, e
    perciò pieni di nostalgia penetrante. (pag. 150)

68
(No Transcript)
69
12 Il bosco e la via
  • In questi mesi gli italiani frequentano due
    tedesche ex-ausiliarie della Wehrmacht, che si
    nascondono nel bosco e vivono di prostituzione e
    di espedienti. Alcuni degli italiani sono
    talmente attratti dal bosco (e da chi vi abita)
    che preferiscono vivere lì piuttosto che nella
    casa rossa, come il Velletrano originario delle
    vie sovraffollate di Trastevere, si era
    ritrasformato in uomo selvaggio con mirabile
    facilità.

70
12 Il bosco e la via
  • Non pernottava quasi mai alla Casa Rossa viveva
    nella foresta, scalzo e seminudo. Viveva come i
    nostri lontani progenitori tendeva trappole alle
    lepri e alle volpi, si arrampicava sugli alberi
    per nidi, abbatteva le tortore a sassate, e non
    disdegnava i pollai dei casolari più lontani

71
12 Il bosco e la via
  • raccoglieva funghi, e bacche tenute generalmente
    per incommestibili, e a sera non era raro
    incontrarlo nelle vicinanze del campo,
    accovacciato sui talloni davanti a un gran fuoco,
    su cui, cantando rozzamente, arrostiva la preda
    della giornata. Dormiva poi sulla nuda terra,
    coricato accanto alle braci. (pag. 153-154)

72
12 Il bosco e la via
  • I giorni di Staryje Doroghi passavano così, in
    una interminabile indolenza, sonnolenta e
    benefica come una lunga vacanza, rotta solo a
    intervalli dal pensiero doloroso della casa
    lontana, e dallincanto della natura ritrovata.
    (pag. 159)

73
12 Il bosco e la via
  • Insomma, la casa rossa e il bosco rappresentano
    un momento di pace e di libertà, in questo sono
    lantilager, cioè luoghi in cui non vige la
    ferrea disciplina tedesca, ma le forze vitali e
    istintive possono esprimersi senza i limiti
    imposti dalla società, anzi in una sorta di
    Antisocietà, di Antilager, anarchico,
    preistorico, come nel caso del Velletrano.

74
13 Teatro
  • A Staryje Doroghi cè un gruppo di italiani
    provenienti dalla Romania, che si erano aggregati
    solo in un secondo tempo, e che inizialmente
    erano più facoltosi e ricchi degli ex-prigionieri
    come Primo Levi.

75
13 Teatro
  • Così, oltre al cinematografo, portato dai russi,
    gli italiani rumeni nellagosto del 1945
    organizzano uno spettacolo, la rivista Il
    naufragio degli abulici per prendere in giro i
    russi che bloccano lì gli italiani abulici
    (evidente anche lautoironia, perché gli italiani
    riconoscono di non fare niente pigramente in
    quella situazione).

76
13 Teatro
  • Perfino nel divertimento, però, Levi intravede
    una nota di amarezza, retaggio della condizione
    di prigioniero
  • Il numero del Cappello a tre punte toglieva il
    respiro, e veniva accolto ogni sera con un
    silenzio più eloquente degli applausi. Perché?

77
13 Teatro
  • Forse perché vi si percepiva, sotto lapparato
    grottesco, il fiato pesante di un sogno
    collettivo, del sogno che vapora dallesilio e
    dallozio, quando cessano il lavoro e la pena, e
    nulla pone riparo fra luomo e se stesso forse
    perché vi si ravvisava limpotenza e la nullità
    della nostra vita e della vita, e il profilo
    gobbo e sghembo dei mostri generati dal sonno
    della ragione. Pag. 182

78
14 Da Staryje Doroghi a Iasi
  • Iasi è una stazione di frontiera fra Russia e
    Romania. Il viaggio, iniziato non il 15 come
    previsto, ma il giorno dopo, prosegue sempre con
    molti intoppi. Prima di arrivare lì, comunque, il
    treno ci mise delle settimane, perché la partenza
    fu rimandata, e poi perché era malridotto.

79
(No Transcript)
80
15 Da Iasi alla linea
  • La linea è quella che demarca la zona di
    influenza russa da quella di influenza americana,
    e passa in Austria, nei pressi di St. Valentin, a
    pochi chilometri da Linz. Il viaggio è molto
    tormentato.

81
(No Transcript)
82
15 Da Iasi alla linea
  • La gente ha sete e per procurare un po dacqua
    Levi rischia letteralmente di perdere il treno (e
    quindi di prolungare almeno di un mese la sua
    lontananza da casa) e gli italiani anzitutto sono
    bloccati per una settimana a Curtici (frontiera
    tra Romania e Ungheria) dove saccheggiano il
    villaggio soprattutto gli ultimi giorni, quando
    non hanno più nulla da mangiare.

83
(No Transcript)
84
15 Da Iasi alla linea
  • È il momento in cui Cesare decide di lasciare la
    compagnia, torna indietro a Bucarest, per
    raggiungere lItalia in aereo. Lo farà, anche se
    arriverà qualche mese dopo (caso di prolessi
    presente nel testo). Lassenza di Cesare si farà
    sentire soprattutto la percepirà Primo Levi.

85
15 Da Iasi alla linea
  • Anche in Austria le cose non andarono benissimo,
    e i nostri rischiano di tornare al punto di
    partenza
  • Speravamo di passare dallUngheria allAustria
    senza complicazioni di confine, ma non fu così
    il mattino del 7 ottobre, ventiduesimo giorno di
    tradotta, eravamo a Bratislava, in Slovacchia, in
    vista dei Beschidi, degli stessi monti che
    sbarravano il lugubre orizzonte di Auschwitz.

86
15 Da Iasi alla linea
  • Altra lingua, altra moneta, altra via avremmo
    chiuso lanello? Katowice era a duecento
    chilometri avremmo ricominciato un altro vano,
    estenuante circuito per lEuropa? (pag. 210-211)

87
(No Transcript)
88
15 Da Iasi alla linea
  • LAustria è terra di tedeschi, anche se non è
    propriamente Germania, ma i nostri non provano
    soddisfazione a vedere prostrati i nemici
  • Non avevamo provato alcuna gioia nel vedere
    Vienna sfatta e i tedeschi piegati

89
(No Transcript)
90
15 Da Iasi alla linea
  • anzi, pena non compassione, ma una pena più
    ampia, che si confondeva con la nostra stessa
    miseria, con la sensazione greve, incombente, di
    un male irreparabile e definitivo, presente
    ovunque, annidato come una cancrena nei visceri
    dellEuropa e del mondo, seme di danno futuro
    (pag. 212-213)

91
16 Il risveglio
  • Quando passano la linea di demarcazione fra russi
    e americani, gli italiani sono tenuti a fare un
    bagno, parodia delle docce di Auschwitz, perché
    mentre il bagno dei tedeschi era segno di
    inciviltà, perché spesso così ammazzano i
    prigionieri, il bagno degli americani era segno
    di civiltà, perché disinfettano con il DDT, e
    conoscono e diffondono luso della penicillina.

92
16 Il risveglio
  • Il treno passa poi direttamente dalla Germania,
    in particolare da Monaco. Questo passaggio non
    lascia indifferente gli italiani
  • Ci sembrava di avere qualcosa da dire, enormi
    cose da dire, ad ogni singolo tedesco, e che ogni
    tedesco avesse da dirne a noi sentivamo
    lurgenza di tirare le somme, di domandare,
    spiegare e commentare, come i giocatori di
    scacchi al termine della partita.

93
(No Transcript)
94
16 Il risveglio
  • Sapevano, loro, di Auschwitz, della strage
    silenziosa e quotidiana, a un passo dalle loro
    porte? Se sì, come potevano andare per via,
    tornare a casa e guardare i loro figli, varcare
    le soglie di una chiesa? Se no, dovevano,
    dovevano sacramente, udire, imparare da noi, da
    me, tutto e subito (pag. 215)

95
16 Il risveglio
  • Langoscia di Levi può riguardare non solo i
    tedeschi di allora, ma tutti noi il rischio,
    nostro, come loro, è quello di dimenticare.

96
Verso lItalia
  • I mesi or ora trascorsi, pur duri, di
    vagabondaggio ai margini della civiltà, ci
    apparivano adesso come una tregua, una parentesi
    di illimitata disponibilità, un dono
    provvidenziale ma irripetibile del destino.
  • In queste parole è condensato il significato del
    titolo.

97
(No Transcript)
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Verso lItalia
  • Ricompare anche in altri passaggi del testo
    questo termine fondamentale, perché in fondo
    lesperienza del lager ha reso non più eludibile
    l angoscia della morte, di fronte alla quale è
    possibile solo godere di effimeri momenti di
    tregua.

99
Il rientro a casa
  • Il rientro a casa non porta quella soddisfazione
    che ci aspetteremmo. Se in alcuni momenti il
    ritorno a casa sembra il traguardo da
    raggiungere, una volta arrivato a Torino, non a
    caso, Primo Levi non dice niente della sua
    famiglia, se non che hanno fatto fatica a
    riconoscerlo, conciato comera dopo 20 mesi di
    lontananza.

100
(No Transcript)
101
Il rientro a casa
  • Certo non tutto è negativo infatti Ritrovai gli
    amici pieni di vita, il calore della mensa
    sicura, la concretezza del lavoro quotidiano, la
    gioia liberatrice del raccontare. Pag. 218

102
Il sogno
  • Ma questo libro non ha un lieto fine, perché
    certe cose non si possono dimenticare.
  • Infatti Primo fa spesso un sogno, vario nei
    particolari, unico nella sostanza.

103
Il sogno
  • Sono a tavola con la famiglia, o con amici, o al
    lavoro, o in una campagna verde in un ambiente
    insomma placido e disteso, apparentemente privo
    di tensione e di pena eppure provo unangoscia
    sottile e profonda, la sensazione definita di una
    minaccia che incombe.

104
Il sogno
  • E infatti, al procedere del sogno, a poco a poco
    o brutalmente, ogni volta in modo diverso, tutto
    cade e si disfa intorno a me, lo scenario, le
    pareti, le persone, e langoscia si fa più
    intensa e più precisa.

105
Il sogno
  • Tutto è ora volto in caos sono solo al centro di
    un nulla grigio e torbido, ed ecco, io so che
    cosa questo significa, ed anche so di averlo
    sempre saputo sono di nuovo in Lager, e nulla
    era vero allinfuori del Lager.

106
Il sogno
  • Il resto era breve vacanza, o inganno dei sensi,
    sogno la famiglia, la natura in fiore, la casa.
    Ora questo sogno interno, il sogno di pace, è
    finito, e nel sogno esterno, che prosegue gelido,
    odo risuonare una voce, ben nota una sola
    parola, non imperiosa, anzi breve e sommessa.

107
Il sogno
  • È il comando dellalba in Auschwitz, una parola
    straniera polacca, temuta e attesa alzarsi,
    Wstawaç.
  • Leggendo questa amara conclusione si può capire
    ancora meglio il motivo per il quale Primo Levi
    si sia tolto la vita nel 1987.

108
Struttura ciclica
  • Il libro inizia citando nella poesia introduttiva
    la parola Wstawaç e si chiude con la stessa
    parola. In questo ritroviamo la concezione
    ciclica della vita (e del tempo, abbiamo visto)

109
Struttura ciclica
  • dal lager inizia la consapevolezza di Levi, nel
    lager finisce (con il suicidio che ne è diretta
    conseguenza). Anche la storia, la trama di questo
    romanzo inizia e termina con lincubo della
    sveglia nel lager.
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