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La salute mentale del bambino tra vulnerabilit

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La salute mentale del bambino tra vulnerabilit , rischio e resilienza Mauro Camuffo Direttore U.O. di Neuropsichiatria Infantile A.USL n.9 Grosseto Arezzo 16-6-2006 ... – PowerPoint PPT presentation

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Title: La salute mentale del bambino tra vulnerabilit


1
La salute mentale del bambino tra vulnerabilità,
rischioe resilienza
  • Mauro Camuffo
  • Direttore U.O. di
  • Neuropsichiatria Infantile
  • A.USL n.9 Grosseto
  • Arezzo 16-6-2006

2
LESPERIENZA TRAUMATICA
  • Un evento è traumatico
    quando minaccia la salute e il benessere di un
    individuo, quando lo rende impotente di fronte ad
    un pericolo, quando viola gli assunti di base
    della sopravvivenza ed evidenzia limpossibilità
    di controllare e prevedere gli eventi (Eisen e
    Goodman 1998)
  • Un numero di bambini compreso tra il 14 e il 43
    ha vissuto almeno un evento traumatico nella
    propria vita (ISTSS 2000)

3
  • La clinica e gli studi longitudinali hanno
    dimostrato che esistono bambini che, di fronte
    alle stesse situazioni ambientali e agli stessi
    eventi traumatici, hanno capacità
    significativamente maggiori o
    minori di sviluppare una
    psicopatologia
  • bambini
  • invulnerabili
  • o vulnerabili

4
BAMBINI INVULNERABILI
  • invulnerabili come Ercole
  • invulnerabili come Achille
  • Meccanismi rigidi che permettono al bambino di
    costruirsi una muraglia intorno con cui resistere
    alle avversità
  • Bambini che possono distruggersi completamente se
    viene toccato il loro punto debole

5
BAMBINI VULNERABILI
  • Vulnerabili perché meno resistenti a tutto ciò
    che può nuocere e alle aggressioni
  • La vulnerabilità è in continuo
    cambiamento ed è un concetto
    clinico qualitativo
  • La soglia e il livello di vulnerabilità
    rappresentano le risultanti di fattori
    genetici ed ambientali incorporati
    nellindividuo che ne costituiscono,
    momento per momento, le competenze

6
I FATTORI DI RISCHIO
  • ?I fattori di rischio riguardano tutte le
    condizioni esistenziali del bambino e del suo
    ambiente che implicano un rischio di
    psicopatologia superiore a quello che si osserva
    nella popolazione generale (Marcelli 1999)
  • ?Insieme di variabili, tra loro
    interagenti, di tipo biologico,
    temperamentale, familiare e sociale, che
    possono rinforzarsi con effetti cumulativi
  • ? Condizioni di rischio derivanti da
    ambiti diversi possono verificarsi
    contemporaneamente ed essere esacerbate o
    mitigate dal sistema familiare (Rutter 1987)

7
FATTORI DI RISCHIO CONNESSI ALLA GENITORIALITA
  • Tutte quelle condizioni in cui la funzione
    genitoriale, nelle sue componenti fondamentali di
    cura e protezione dei figli, è fortemente
    disturbata e influisce
    profondamente sulla qualità
    della relazione genitori-bambino
    (Ammaniti 2001)
  • Classificazione Diagnostica 0-3
  • Ipercoinvolgimento
  • Ipocoinvolgimento
  • Relazione ansiosa/tesa
  • Relazione arrabbiata/ostile
  • Disturbo relazionale misto
  • Maltrattamento (verbale, fisico, abuso sessuale)

8
  • ICD 10, Asse V (situazioni psicosociali anomale
    associate)
  • 0. Nessuna alterazione o inadeguatezza
    significativa dellambiente psicosociale
  • 1. Relazioni intrafamiliari anomale
  • 2. Disturbo psichico, devianza o
    handicap nel gruppo di
    sostegno
    primario
  • 3. Comunicazione intrafamiliare
    inadeguata o distorta
  • 4. Qualità anomale dellallevamento
  • 5. Ambiente circostante anomalo
  • 6. Life events acuti
  • 7. Fattori sociali stressanti
  • 8. Stress interpersonale cronico associato alla
    scuola o al lavoro
  • 9. Eventi-situazioni stressanti derivanti da
    disturbo/disabilità propri del bambino

9
GRAVIDANZA E MATERNITA IN ETA
ADOLESCENZIALE
  • Età (età più giovane minore
    competenza) dati non omogenei
    (negli
    Stati Uniti, ogni anno, 500.000
    bambini da
    madri sotto i 20 anni McElroy
    e Moore
    1997)
  • Povertà vita in aree ad alto tasso di
    criminalità e violenza
    (Brooks-Gunn 1986, Bronferbrenner 1986)
  • Caratteristiche famiglia di origine mancanza di
    sostegno sia pratico che affettivo (il sostegno
    della propria madre funziona solo se si vive in
    contesti abitativi diversi East e Felice 1996)
  • Risorse personali deficit di self individuation
    (Wakshlag et al. 1996) ritardo mentale basso
    livello di autostima (Koniac-Giffin 1989)
  • Problemi legati alla salute mentale depressione
    (Osofsky et al. 1993)

10
CONFLITTUALITA GENITORIALE
  • Conflitto aperto particolarmente distruttivo per
    la qualità delladattamento infantile
  • Esposizione al conflitto fisico grave minaccia
    al benessere emotivo e disadattamento (Carroll
    1994)
  • Disaccordi riguardanti laccudimento maggiore
    correlazione con presenza problemi di
    comportamento nei bambini di 3 anni (Jouriles
    1991)
  • Padri insoddisfatti modello di distanziamento e
    di ritiro con il bambino
  • madri insoddisfatte tendenza allipercoinvolgime
    nto (Cowan e Cowan 1992)

11
SEPARAZIONE, DIVORZIO
  • Fattori di rischio e vulnerabilità generali
  • Variabilità clinica dei disturbi nei bambini in
    base alletà
  • particolare vulnerabilità sotto i 3 anni
  • tra 2 e 3 anni, comportamenti
    di tipo regressivo con
    pianto,
    irritabilità e ritorno alluso degli OT
  • tra 3 e 4 anni, timore di perdere
    anche laltro
    genitore, insicurezza,
    sensazione di atto ostile nei propri
    confronti, sensi di
    colpa
  • (Wallerstein e Kelly 1980)
  • in età successive, da lievi disturbi del
    comportamento ad accessi di
    angoscia, episodi
    anoressici o di insonnia, depressione,
    dist. della condotta (Horner et al. 2001)

12
TOSSICODIPENDENZA
  • Assunzione di droga in corso di gravidanza
    effetti diretti sullo sviluppo del feto (ma danno
    specifico su SNC non dimostrato)
  • ?scarso accrescimento fetale, parto
    pretermine dopo la nascita
  • ? disfunzioni neurocomportamentali
    (tremore e sobbalzi, diminuzione
    comp. interattivi,
    irritabilità, difficile consolabilità
    Chasnoff et al. 1985, Ammaniti 2001)
  • ? disfunzioni nellarea della
    regolazione (stati comp. più depressi,
    processi attentivi limitati e modelli anomali
    di comp. sociale e comunicativo Beeghly e
    Tronick 1994)
  • Abuso di alcol e di altre sostanze accudimento
    disfunzionale e maltrattamento (Bauman e
    Dougherty 1983, Belsky e Vondra 1898, Rutter
    1989) rischio multiplo

13
PSICOPATOLOGIA GENITORIALE (I)
  • Disturbi affettivi marcati
    disregolazione emotiva,
    dist. somatici,
    difficoltà di
    apprendimento, sintomi
    depressivi (Beradslee et al.
    1983)
  • Severità e cronicità impatto
    maggiore della diagnosi specifica
    (Seifer
    e Dickstein 2000)
  • Relazione con altri fattori di
    vulnerabilità (povertà, livelli
    di conflittualità
    familiare elevati)

14
PSICOPATOLOGIA GENITORIALE (II)
  • Depressione (Field 1992, Seifer e Dickstein
    2000)
  • disturbi della condotta
  • attaccamenti insicuri
  • disturbi depressivi
  • Depressione cronica esiti più sfavorevoli
    (Zeanah et al. 1997)
  • Depressione post-partum profonde
    ripercussioni sullinstaurarsi della
    relazione
    madre-bambino
  • Psicosi
  • primi 3 anni, patologia diagnosticata prima
    della gravidanza e con
    caratteristiche di
    cronicità
  • rischio di morbidità
    10 con
    un genitore schizofrenico
  • 30 se lo sono entrambi (Tienari 1985)
  • relazioni fortemente perturbate nei più piccoli,
    deficit di attenzione, iperlabilità,
    ipersensibilità (Harvey et al. 1985)

15
LA NASCITA PREMATURA
  • Fattore di rischio comunemente accettato
  • I gravi prematuri presentano
    circa il doppio della
    psicopatologia
    della popolazione generale e
    percorsi di sviluppo
    profondamente anomali
    (Fava
    Vizziello 2003)
  • Il basso peso alla nascita è
    un provato fattore di
    rischio
    per deficit cognitivi e del comportamento,
    ritardo di crescita e difficoltà scolastiche e
    aumenta il rischio di disturbi del comportamento
    e psichiatrici (WHO 2004).

16
I BAMBINI NATI PREMATURI
  • Alcuni, pur in situazioni ambientali difficili,
    riescono a superare brillantemente le difficoltà,
    mostrano cioè una capacità (la resilienza)
    di resistere ai fattori negativi
    e allo stress fino a compiere una
    metamorfosi del dolore psichico e fisico
    sofferto nei duri percorsi in terapia
    intensiva neonatale senza supporto
    genitoriale
  • effetto farfalla
  • Esperienze dure, spesso reiterate da ulteriori
    interventi ospedalieri negli anni successivi

17
MALTRATTAMENTO E ABUSO
  • Il maltrattamento infantile si riferisce a
    pratiche di accudimento aberrante dei bambini
    che risultano inaccettabili per la maggioranza
    della popolazione in una data cultura e in un
    particolare periodo storico (Ammaniti 2001)
  • Non è dovuto ad una singola
    causa, ma è il risultato di
    uninterazione di fattori a cui
    partecipano
  • 1) career predisposti, intrappolati
    in modelli relazionali
    conflittuali
    2) bambini vulnerabili
    3) stressor
    esterni
    (Reder e Lucey 1997).

18
CLASSIFICAZIONE DELLE FORME DI MALTRATTAMENTO
  • Abuso fisico (22)
  • Trascuratezza
  • trascuratezza fisica (45)
  • trascuratezza educativa
  • trascuratezza emozionale (22)
  • Abuso sessuale (18)
  • Abuso emozionale (18)
  • (Ammaniti 2001)
  • Spesso in forma mista (Mrazek 1993), spesso
    allinterno della famiglia

19
FATTORI FACILITANTI
  • Genitori vittime di deprivazione/ maltrattamento
    nella propria infanzia
  • Età precoce (nel 19 dei casi meno di 3 anni di
    età) (Mrazek 1993)
  • Bambini nati prematuramente,disabili o malati,
    che non mangiano normalmente, che hanno subito
    separazioni precoci (Reder e Lucey 1997)
  • Ambienti sociali svantaggiati, condizioni
    abitative inadeguate, numerosità della famiglia e
    scarso distanziamento delle nascite,
    atteggiamento negativo della madre nei confronti
    della gravidanza (Altemeier et al. 1982
    predittivo di trascuratezza, Egeland e Brunnquell
    1979)

20
MALTRATTAMENTO E SVILUPPO (I)
  • I bambini traumatizzati, maltrattati, abusati
    vivono intensi sentimenti di disistima, colpa,
    paura, vergogna
  • si difendono dallesposizione al dolore con
    difese di evitamento, che possono divenire
    patologiche nella sindrome post-traumatica da
    stress o cronicizzarsi con gravi conseguenze
    sullo sviluppo della personalità (Cicchetti e
    Carlson 1987)

21
LA CAPACITA DI RESISTERE
  • Perché alcune persone crollano sotto il peso
    degli stress mentre altre sembrano attraversare
    indenni avverse condizioni di vita ed eventi
    traumatici quali malattie, abusi sessuali,
    incidenti dauto, lutti o guerre?
  • La risposta di un soggetto a simili eventi (la
    sua capacità di resistere) è il risultato di
    uninterazione dinamica tra
    fattori di rischio e fattori
    protettivi,
    appartenenti a
    diversi livelli
  • biologico, psicologico,
  • sociale, ambientale
  • (Cicchetti 1984, Sroufe-Rutter 1984)

22
LADATTAMENTO POSITIVO
  • Inizialmente lattenzione era concentrata
    sui soli fattori di
    rischio e sulle conseguenze
    cliniche dellesposizione in età evolutiva a
    situazioni/eventi stressanti
  • Ma molti dei bambini posti nelle medesime
    condizioni avverse reagivano positivamente e in
    modo adattivo (Rutter 1979, Werner e Smith 1982,
    Antony 1987, Garmezy 1994, Masten, Best e Garmezy
    1990, Green et al. 1994, La Greca et al. 1996,
    Salzer e Bickman 1999)
  • Esempio letteratura relativa agli abusi sessuali
    (21-49 dei soggetti adulti abusati nellinfanzia
    non presenta alcuna difficoltà di adattamento o
    disturbo comportamentale Finkelhor 1990,
    Fergusson e Muller 1999)
  • Più in generale solo un terzo dei soggetti a
    rischio manifesta problematiche
    nelladattamento, mentre i due terzi sopravvivono
    senza disturbi evidenti (Wolin e Wolin 1997,
    Kirby e Fraser 1997)

23
RESILIENCE
(RESILIENZA)
  • Per questi soggetti è stato introdotto il
    concetto di resilience (resilienza), ossia di
    flessibilità, di adattamento positivo in
    risposta ad una situazione avversa,
  • da intendersi
  • sia come condizione di vita sfavorevole
  • sia come evento traumatico ed inatteso (Masten,
    Best e Garmezy 1990, Masten e Coatsworth 1998)

24
RESILIENZA
  • In ingegneria capacità di un materiale di
    resistere a urti improvvisi senza spezzarsi (Lo
    Zingarelli, 1995 Wikipedia 2004)
  • In ecologia e biologia capacità di una specie
    di autoripararsi dopo un danno (Wikipedia, 2004)
  • Nelle scienze sociali capacità umana di
    affrontare le avversità della vita, superarle e
    uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato
    (Grotberg, 1996 Wikipedia, 2004)
  • Nella teoria dei sistemi capacità che ha un
    sistema di resistere ai cambiamenti provocati
    dallesterno, per sovrapporsi e superare queste
    crisi, approfittando del cambiamento qualitativo
    e mantenendo la coesione strutturale attraverso
    il processo di sviluppo (Cordoba, 1997)

25
EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESILIENZA (I)
  • Studi di Rutter sui bambini nati da
    genitori con disturbi mentali
  • molti non presentavano psicopatologie
    o comportamenti disadattivi
    (Rutter 1979)
  • prima definizione di resilience come
    risposta positiva di un
    soggetto allo stress
    e alle condizioni avverse (Rutter 1990),
    intendendo come positiva lassenza di
    conseguenze psicopatologiche
  • Studio di Garmezy su un campione di bambini in
    famiglie di basso livello socio-economico
  • molti bambini erano competenti in ambito
    scolastico e non presentavano alcun disturbo
    comportamentale (Garmezy 1991)

26
EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESILIENZA (II)
  • Studio di Werner (della durata di 30 anni) su una
    coorte di bambini nati in Kauai, un terzo dei
    quali considerato ad elevato rischio per le
    condizioni di estrema povertà e problematicità
    dellambiente familiare
  • dei soggetti
    ad elevato rischio, un terzo crebbe
    competente e fiducioso e divenne un
    adulto attento e premuroso
  • resilience come il
    consolidarsi delle competenze del
    soggetto posto in situazioni stressanti
    (Werner e Smith 1992)

27
EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESILIENZA (III)
  • Triplice natura del concetto di resilience
  • come adattamento positivo
    nonostante lesposizione ad
    ambienti ad elevato
    rischio
    psico-sociale
  • come funzionamento competente
    in presenza di forti
    eventi stressanti
    (acuti o cronici)
  • come processo di recupero da
    un trauma
  • Ma quali attributi del bambino, della famiglia,
    dellambiente potevano determinare un buon
    funzionamento del soggetto anche in situazioni
    ad elevato rischio psicosociale?

28
RESILIENZA E FATTORI PROTETTIVI
  • Inizialmente, fattori protettivi
    concepiti come
    lopposto
    dei fattori di rischio
  • Poiché il rischio di disturbi
    generalmente aumentava
    in
    funzione del numero dei
    fattori di rischio
    coesistenti,
    ad un numero minore di fattori di rischio
    sembrava corrispondere un buon adattamento
  • Dal momento però che in circostanze altamente
    problematiche un certo numero di bambini non
    manifestava alcun disturbo, il concetto doveva
    essere concepito in termini più complessi ed
    articolati

29
APPROCCIO ECOLOGICO ALLA RESILIENZA
  • Lattenzione si
    estese dalla sfera
    individuale a quella familiare e
    a quella sociale, dai fattori individuali,
    tratti o variabili di personalità, che
    favoriscono un adattamento positivo (bambino
    invulnerabile o invincibile), alla resilienza
    multidimensionale e multideterminata
  • Non vi è una sola fonte di resilienza o di
    vulnerabilità, dal momento che entrambe
    costituiscono lesito dellinterazione di diversi
    fattori
  • ? predisposizioni genetiche (intelligenza,
    temperamento, personalità)
  • ? qualità (abilità sociali, autostima ecc.)
  • ? fattori ambientali (legami familiari,
    aspettative, apprendimento) (Waller 2001)

30
RESILIENZA DINAMICA
  • La resilienza si riferisce ad un generale stato
    di adattamento nella vita quotidiana non è detto
    che un individuo lo sia ogni giorno ed ogni
    minuto della sua vita (Masten 2001)
  • Gli stessi fattori protettivi non possono essere
    considerati attributi fissi (Smith e Carlson
    1997)
  • Fattori di rischio e fattori protettivi
    non costituiscono categorie
    dicotomiche (Waller
    2001)
  • E possibile che fattori
    protettivi e fattori di rischio
    tendano ad
    accumularsi
    e ad essere pervasivi
    (Masten et
    al. 1999)

31
FATTORI PROTETTIVI
IN SITUAZIONI AVVERSE
  • Temperamento, coesione e supporto
    familiare (Weist et al. 1998)
  • Supporto sociale (Garmezy 1993)
  • Elevato QI (Garmezy, Masten e Tellegen 1984 Tiet
    et al. 1998)
  • Capacità di problem solving (Rutter 1987, Masten
    e Reed 2002)
  • Buone capacità genitoriali a livello affettivo ed
    educativo (Masten et al. 1988)
  • Presenza di relazioni profonde con le figure di
    riferimento, stabilità della famiglia (Garmezy,
    Masten e Telegen 1984, Masten et al. 1998)
  • Locus of control interno, abilità sociali
    (Luthar 1991)
  • Positiva percezione di sé (Masten e Reed 2002)

32
UN ALTRA LISTA DI FATTORI PROTETTIVI (MASTEN
2001)
  • Presenza di genitori competenti e protettivi
  • Buone abilità cognitive
  • Senso di autoefficacia ed
    elevata autostima
  • Positiva visione del mondo
  • Presenza di abilità
    riconosciute a
    livello sociale
  • Adattabilità e personalità pro-sociale
  • Presenza di relazioni profonde con
    coetanei pro-sociali e
    rispettosi delle regole
  • Buone condizioni socio-economiche
  • Presenza di un buon ambiente scolastico
  • Legame con organizzazioni pro-sociali
  • Buone relazioni di vicinato e presenza di risorse
    nella comunità

33
COME AGISCE UN
FATTORE PROTETTIVO ?MODELLO A
  • Alcuni fattori influiscono positivamente solo in
    condizioni fortemente problematiche nelle
    situazioni in cui sia presente un ridotto numero
    di fattori di rischio, infatti, non si riscontra
    alcuna relazione significativa tra fattore
    protettivo ed esito psicopatologico (interaction
    effect)

34
(No Transcript)
35
MODELLO B
  • In altri casi, il fattore protettivo influisce
    sulladattamento positivo del soggetto sia in
    situazioni fortemente stressanti che nella
    quotidianità, pur essendo il suo ruolo molto più
    marcato in situazioni ad elevato rischio (Cohen e
    Willis 1985)

36
(No Transcript)
37
MODELLO C
  • Nel terzo caso, un fattore
    può agire positivamente,
    ed in misura sostanzialmente
    uguale, in situazioni ad
    elevato e basso rischio
    (main effect) (Garmezy
    1985, Rutter 1987, Masten et al. 1988)
  • In questultimo caso, non essendoci alcuna
    interazione significativa tra fattori protettivi
    e fattori di rischio, si parla di risorsa
    anziché di fattore protettivo (Tiet et al. 2001,
    Masten e Reed 2002)

38
(No Transcript)
39
ANCORA IL MODELLO A
  • Linterazione tra fattori protettivi e fattori di
    rischio (fig. 1) può avvenire secondo tre diverse
    modalità
  • 1) Il fattore protettivo agisce quale
    cuscinetto contro gli effetti negativi del
    fattore di rischio (Masten 1997)

40
  • 2) Il fattore protettivo limita la catena di
    reazioni negative che contribuiscono allo
    sviluppo di conseguenze a lungo termine (Hawkins
    et al. 1992)
  • 3) I fattori protettivi prevengono lesposizione
    ad un dato fattore di rischio (Morriset 1993)

41
LA RESILIENZA INDIVIDUALE OGGI
  • 1) Capacità di far fronte a situazioni
    sfavorevoli
  • 2) associata alla capacità di continuare a
    svilupparsi e di aumentare le proprie competenze
    nonostante
  • le situazioni avverse
  • Principale indicatore di adattamento e
    quindi delle competenze di resilienza
    nei bambini RENDIMENTO
    SCOLASTICO
  • Sentimento di una base sicura interna
  • Stima di sé (auto-stima)
  • Sentimento di efficacia personale
  • (Rutter, 1993 Giligan, 1997 Fonagy, 2000)

42
QUESTIONI APERTE
  • Perché non tutti i bambini
    abusati sviluppano disturbi
    mentali o problematiche
    delladattamento?
    (le stime relative al numero di bambini
    asintomatici
    variano dal 21 al 49 Finkelhor 1990,
    Fergusson e
    Muller 1999)

43
TRE IPOTESI
  • Tre ipotesi sulla
    presenza di questi gruppi di bambini
    asintomatici (Kendall e Tackkett 1993,
    Fergusson e Muller 1999)
  • gli esiti possono essere il risultato di una
    valutazione inadeguata
  • i sintomi possono essere silenti, non evidenti al
    momento della valutazione ma evidenziabili in
    seguito
  • alcuni bambini non sviluppano difficoltà di
    adattamento clinicamente significative

44
COME VALUTARE UN BUON ADATTAMENTO ?
  • Alcuni autori, nella valutazione del soggetto,
    hanno preso in considerazione diverse aree del
    funzionamento
  • Altri si sono limitati a considerare che non vi
    fossero disturbi mentali o problematiche gravi
  • Altri ancora hanno ricercato indicatori positivi
    (competenze) e negativi (assenza di sintomi)
  • Più recentemente, è prevalso il criterio dei
    compiti evolutivi, ossia delle aspettative che
    i membri di una data cultura nutrono nei
    confronti di un soggetto durante il suo sviluppo
    (Masten 2003)

45
ALTRE DOMANDE
  • Posto che queste aspettative siano generalmente
    condivise nelle società occidentali, è possibile
    applicare gli stessi criteri in differenti ambiti
    culturali?
  • A quali fonti di informazioni fare riferimento?
  • Come valutare il funzionamento
    precedente del soggetto?
  • Come valutare la persistenza nel
    tempo del funzionamento
    adattivo?
  • Rispetto a quale evento un soggetto è resiliente?
    Ecc.

46
LA PROMOZIONE DELLA RESILIENZA (I)
  • Tutte quelle condizioni sfavorevoli
    al bambino che minano le
    basi del suo
    sistema immunitario e difensivo
    costituiscono le principali minacce
    per uno
    sviluppo adeguato.
  • Nei bambini a rischio, di conseguenza, è
    necessario promuovere una serie di competenze e
    abilità attraverso specifiche strategie di
    intervento, per la prevenzione, la riparazione o
    la compensazione dei danni arrecati a questi
    sistemi difensivi.
  • La promozione della salute e di competenze
    specifiche si pone gli stessi obiettivi ed è
    tanto importante quanto la prevenzione del
    disagio (Masten e Reed 2002)

47
LA PROMOZIONE DELLA RESILIENZA (II)
  • La ricerca sulla salute mentale è sempre stata
    orientata verso la disfunzione psicologica e
  • la salute è definita, erroneamente, in termini di
    assenza di malattia piuttosto che presenza di un
    completo stato di benessere
    mentale, fisico e sociale.
  • Eppure lassenza di benessere
    aumenta le condizioni di
    vulnerabilità ad una serie
    di avversità
    future e
  • la guarigione non è legata alla
    rimozione del sintomo e di
    tutto ciò che è
    negativo ma,
    piuttosto, alla promozione e alla
    valorizzazione del positivo (Ryff e Singer
    1996)

48
SALUTE COME BENESSERE
  • Stato di salute come risultato dellinterazione
    di sei diverse dimensioni
  • auto-accettazione
  • relazioni positive con gli altri
  • crescita personale
  • scopo nella vita
  • padronanza ambientale
  • autonomia
  • (modello multidimensionale
    di benessere psicologico
    di Carol Ryff, 1989)

49
STRATEGIE DI INTERVENTO (I)(Masten e Reed 2002)
  • Strategie centrate sul benessere
  • ristrutturazione cognitiva secondo
    le dimensioni di benessere del
    modello Ryff
    (1989),
    focalizzazione sulle aree meno
    sviluppate (Well-Being-Therapy),
    sulla qualità della
    vita, sulle
    strategie di coping, sul supporto
    sociale
  • Strategie centrate sul rischio
    rimuovere o ridurre
    lesposizione del bambino a traumi di vario tipo

50
STRATEGIE DI INTERVENTO (II)
  • Strategie centrate sullassetto incrementare o
    stimolare le risorse del bambino per lo sviluppo
    delle sue competenze
  • Strategie centrate sul processo influenzare i
    processi che cambieranno la vita del bambino

51
FATTORI DI RESILIENZA (I)
  • Lincontro e la parola sono fattori importanti di
    resilienza
  • il bambino organizza in più leggere
    rappresentazioni verbali la percezione concreta
    (Fava Vizziello 2003)
  • Fattori di resilienza propri del bambino o
    attivabili tramite laiuto delladulto
  • la messa in scena dellavvenimento traumatico
    (gioco, sogno)
  • lo sviluppo del senso di colpa
    e di attività
    riparative
  • le modalità con cui gli altri
    accolgono levento
  • la capacità di farsi unidea
    dellagente del
    trauma e
    costruzione di una spiegazione

52
FATTORI DI RESILIENZA
(II)
  • particolari stili di attaccamento
  • il senso di reintegrazione sociale
  • tutte le variabili legate allambiente, al tipo
    di trauma, alle teorie del mondo presenti nel
    bambino e in famiglia
  • condivisione con altri se il trauma è collettivo
  • se il trauma è inferto da cause naturali anziché
    umane
  • se la figura di attaccamento è protettiva e non
    essa stessa colpevole o vittima

53
VULNERABILITA E RESILIENZA Cappuccetto Rosso
  • come tutti i bambini trasgredisce e va
    incontro al pericolo e al trauma, ma sopravvive e
    mantiene la propria integrità grazie alla
    funzione protettiva degli adulti di riferimento

54
VULNERABILITA E RESILIENZA Hansel e Gretel
  • sono vittime della povertà e dellabbandono,
    ma le loro risorse consentono di superare la
    carenza trasformandola, tramite uninversione di
    ruoli, nel prendersi cura dei loro stessi
    genitori uccidono la strega con arguzia e
    portano a casa il suo tesoro

55
VULNERABILITA E RESILIENZA Biancaneve
  • sopravvive allinvidia, per la pietà
    delladulto e grazie ai legami extrafamiliari, e
    di fronte alla nuova prova dellavvelenamento
    viene risvegliata dallamore

56
VULNERABILITA E RESILIENZA Peter Pan
  • è invece vulnerabile fallisce nel
    riavvicinamento alla madre dopo i primi passi
    nellindipendenza e quando torna trova la
    finestra chiusa perde la propria ombra, cioè la
    propria realtà consistente, rimanendo in uno
    spazio sospeso, a sua volta non reale (lIsola
    che non cè)

57
VULNERABILITA E RESILIENZABatman
  • essere resilienti non significa essere
    invulnerabili o invincibili non si è
    intoccabili, inaccessibili alle emozioni, ai
    sentimenti, alla sofferenza. Se si dovesse
    confrontare una persona resiliente con un
    super-eroe si tratterebbe di Batman, piuttosto
    che di Superman. Batman possiede molte qualità,
    ma nessun super potere (Anaut, 2003)
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