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Il percorso dei Giusti. La memoria del bene, patrimonio dell

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Title: Diapositiva 1 Author: Economia e Territorio Last modified by: Angela Created Date: 3/30/2006 7:19:38 PM Document presentation format: Presentazione su schermo – PowerPoint PPT presentation

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Date added: 20 March 2020
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Title: Il percorso dei Giusti. La memoria del bene, patrimonio dell


1
Il percorso dei Giusti. La memoria del bene,
patrimonio dellumanità
  • ..

2
...Odòs anw katw mia kai wuth... la via in giù
e la via in su sono una e la medesima.. Eraclito
K60
3
...
... Ide gar anqrwpous oion en katageiw
oikhsei sphlaiwdei, anapeptamenhn pros to fws thn
eisodon ecoush makran para pan to sphlaion, en
tauth ek paidwn ontas en desmois kai ta skelh
kai tous aucenas wste menein te autous eis te to
prosqen monon oran, kuklw de tas kefalas upo tou
desmou adunatous periagein
4
dentro una dimora sotterranea a forma di
caverna , con lentrata aperta alla luce e ampia
quanto tutta la larghezza della caverna, pensa di
vedere degli uomini che vi stiano dentro fin da
fanciulli, incatanati gambe e collo, sì da dover
restar fermi e da poter vedere soltanto in
avanti, incapaci, a causa della catena di volgere
attorno il capo
Platone, La Repubblica st.514, rr2-ss
5
Catene forgiate dal pregiudizio, saldate al
preconcetto, vincolate in uno sterile connubio
allignoranza e alla bassa sensibilità, pongono
in essere una realtà di asservimento
allempietà, condannano le ali dellintelletto a
non dispiegarsi, a non poter conoscere i voli
della rettitudine e della giustizia
6
Orchestrine che suonano. Prigionieri con la
divisa a strisce. Lavori forzati. Esecuzioni. Came
re a gas. Auschwitz. Lorrore di un secolo fatto
luogo. Basta varcare il cancello con la
ltltARBEIT MACHT FREIgtgt che un pugno colpisce
lo stomaco e alla testa arriva una vertigine
lunga,forte. Non sparirà, per molto tempo. I
fantasmi del passato tornano a vivere.
7
Il lager era la fine, ovattata dallomertà, di un
sentiero che cominciava dalla negazione
delluguaglianza tra uomini e che lungo il
percorso, vittime di impietosi carnefici,
calpestava la libertà e la dignità di essere
uomo. Il lager era una zona grigia, dai contorni
non definiti, che insieme congiungeva i due
campi dei padroni e dei servi. Possedeva una
struttura interna incredibilmente complicata e
albergava in sé quanto bastava per confondere il
nostro bisogno di giudicare. Il lager era un
urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo
in cui ci si sentiva precipitati era sì terribile
ma anche indecifrabile non era conforme ad
alcun modello, il nemico era intorno ma anche
dentro, Il noi perdeva i suoi confini, i
contendenti non erano due, non si distingueva
una frontiera ma molte e confuse, forse
innumerevoli, ma fra ciascuno e ciascuno.
l
8
Ai nuovi arrivati si rasavano i capelli, che
venivano utilizzati per confezionare stoffe
pregiate e richiestissime, mentre con le pelli
tatuate si rivestivano paralumi e si
confezionavano oggetti. Chi lavorava aveva una
vita media di tre mesi, sei al massimo. In teoria
poteva contare su 350 gr. di pane al giorno, un
litro di zuppa vegetale, 20 gr. di carne quattro
volte la settimana. Ma non era neppure così
perché gran parte del cibo veniva rubato dalle
SS. Il peso medio degli internati era di 30-40
kg., meno della metà del normale. Nel linguaggio
del Lager mangiare si dice Fressen, come
per gli animali, le prigioniere sono
immondizia, chi è ridotto in fin di vita è
musulmano, chi è ucciso con iniezioni di
cianuro è schizzato
9
Questo era il destino di un ebreo deciso dal
sadico gioco di unarbitraria dicotomia
che imponeva luniformità, concedeva il bene
placido allempietà. Questo era il destino di un
ebreo deciso dalla perversa logica del nazional
socialismo diretta da un imbianchino di nome
Adolf Hitler che una volta, in una birreria,
disse Se un giorno andrò al potere la prima
cosa che farò sarà distruggere il popolo
ebraico Rapidamente quella birreria si trasformò
nel III Reich
10
Gli Ebrei erano allora in Germania una ristretta
minoranza circa 500 mila su una popolazione di
60milioni di abitanti. Ma, diversamente da
quanto accadeva nei paesi dellEuropa orientale
erano concentrati in prevalenza nelle grandi
città (quasi 200mila nella sola Berlino) e pur
non facendo parte della classe
dirigente tradizionale, occupavano le zone
medio-alte.
Erano per lo più commercianti, liberi
professionisti (un terzo dei medici e degli
avvocati nelle grandi città erano ebrei),
intellettuali, artisti parecchi avevano
posizioni di prestigio nellalta finanza.
11
Per i nazisti Ebreo era chiunque con tre o due
nonni ebrei appartenesse alla comunità ebraica
al 15 settembre 1935, chiunque fosse sposato con
un ebreo al 15 settembre 1935, chiunque
discendesse da un matrimonio o da una relazione
extra-coniugale al 15 settembre 1935.
12
Secondo il piano della liquidazione
nazista, ogni singolo Ebreo doveva essere
eliminato fisicamente
13
In modo rapido, sistematico, organizzato, venne
pianificato lo sterminio brutale, ingiustificato,
dei nove decimi del popolo ebraico, ma anche
dellintera civiltà
14
Un genocidio dellumanità
15
della razionalità
16
(No Transcript)
17
(No Transcript)
18
.quel silenzio che opprimeva le coscienze
individuali fu vinto dallincalzante avanzare dei
giusti, anche di coloro che furono le vittime più
innocenti dell Olocausto.
19
In qualsiasi momento della storia vi sono
Trentasei Giusti al mondo. Essi sono nati
giusti, non possono ammettere lingiustizia. È
per amor loro che Dio non distrugge il
mondo. Nessuno sa chi sono e men che meno lo
sanno loro stessi. Ma sanno riconoscere le
sofferenze degli altri e se le prendono sulle
spalle.
20
Rendere odio per odio, moltiplica lodio,
aggiunge oscurità più profonda ad una notte già
senza stelle. La tenebra non può scacciare la
tenebra, solo la luce può farlo lodio non può
scacciare lodio, solo lamore può farlo. Io oggi
voglio dire che io ho ancora dei sogni, perchè
so che nella vita non bisogna mai cedere. Ecco
perché io ho ancora il sogno che un giorno gli
uomini si rizzeranno in piedi e si renderanno
Conto che sono stati creati per vivere insieme
come fratelli, che le bambine e i
bambini potranno unire le loro mani e
passeggiare come fratello e sorella Questa
mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni
uomo rispetterà la dignità e il valore della
personalità umana nella convinzione che tutti gli
uomini creati sono uguali Ora è il momento di
tradurre la giustizia in una realtà per tutti i
figli di Dio Martin L. King, I have a dream
21
Le leggi si possono cambiare o migliorare, ma
non violare, poiché altrimenti verrebbe meno la
vita in società. Socrate
Là dove la legge sia asservita e senza autorità,
in quello stato io vedo prossima la rovina là
dove invece essa regna sovrana sui governanti e
dove i governanti sono della legge servitori, là
io vedo fiorire la salvezza. Platone,
Legislazione
22
Nellinafferrabilità di un silenzio,
soffocato nel buio di una sterile prigione in
cui le vittime sono solo lanima ed il
cuore nellimperscrutabilità di un destino,
celato dallinfecondità dellanimo umano, tra
illuse speranze e, amari progetti, tra il gelido
sole e la buia luna, tra lalternarsi di tristi
e insoddisfacenti aurore, si celebra il rito
del sacrificio delle vittime della Shoah
23
(No Transcript)
24
Erano in 15 mila. Non ne sono sopravvissuti
nemmeno 100. Avevano unetà compresa tra i 12 e i
16 anni. Bambini. Anime strappate alla vita,
sorrisi rubati allinnocenza, soffocati dal
latente rumore della violenza. Occhi ingenui che
vivono nel buio di una notte eterna, chiusi per
sempre nel grigio agghiacciante di una vita
appena cominciata e già finita.
25
(No Transcript)
26
Nascosti nelle penombre di un lager, disillusi di
vivere nella realtà fittizia di un eterno
nascondino, respirano la cenere della fine,
inconsapevoli del destino a cui devono
necessariamente attendere per larbitrario
volere di chi è incatenato ai legacci dei
propri pregiudizi. Piccole mani prematuramente
invecchiate dalla fatica, piccoli cuori segnati
dalle cicatrici del dolore troppo presto
conosciuto. Bambini. Costretti ad essere adulti.
Proprio come gli adulti. Stessa identica
sofferenza. Potranno per sempre correre negli
utopici prati della nostra memoria, echi delle
loro risate risuoneranno nelle nostre parole. Per
sempre giusti, come solo giusta può essere la
loro innocenza Incontaminata, la loro vita non
ancora sbocciata e già finita
27
Miei cari genitori, se il cielo fosse carta e
tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei
descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che
vedo intorno a me. I miei piedi sanguinano
perché ci hanno portato via le scarpe Tutto il
giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la
notte dormiamo sulla terra (ci hanno portato via
anche i nostri mantelli). Ogni notte soldati
ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di
legno e il mio corpo è pieno di lividi come
un pezzo di legno bruciacchiato. A volte ci
gettano qualche carota cruda e ci si batte per
averne un pezzetto, persino qualche
foglia. Laltro giorno due ragazzi sono scappati,
allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della
fila veniva fucilato. Io non ero il quinto, ma so
che non uscirò vivo da qui. Dico addio a tutti,
cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei
fratelli, e piango Lettera scritta in yiddish
da un ragazzo di 14 anni nel campo di
concentramento di Pustkow
28
Mi trovavo dal fotografo come ogni ragazzina di
16 anni ero vanitosa. Quando il fotografo mi fece
cenno di aggiustarmi i capelli dietro lorecchio
sinistro mi sentii turbata . Lorecchio
sinistro di un ebreo tradiva, secondo gli
scienziati della razza nazional-socialista,
lorigine antisemitica degli ebrei. Per questa
ragione le fotografie dei passaporti degli ebrei
dovevano essere fatte in modo da rendere visibile
lorecchio sinistro.
29
È una stella a sei punte a costituire il limite
della libertà di un essere umano. È una stella a
sei punte che, come un marchio indelebile,
stabilisce il destino di anime giuste gettandole
nel buio e nellincertezza di un domani in bilico
tra vita e morte, proiettandole in un mondo di
odio e nefandezza, in cui non cè spazio per la
loro purezza, ed il fiore dellingenuità viene
reciso dal germe della violenza. Anche i bambini
tedeschi erano bambini anime egualmente pure,
giuste, ingenue, innocenti, trascinate dagli
insensati pregiudizi e dalle folli convinzioni
dei loro insegnanti, dei loro educatori, dei loro
stessi genitori, a percorrere i bui sentieri
dellingiustizia e a gettare le basi per la
creazione di un mondo lontano da quello magico e
fatato che anima i sogni dei bambini.
30
Il piccolo Franz è andato a raccogliere i funghi
nel bosco con la madre. Dopo mezzora di ricerca,
torna dalla madre esultando per i numerosi funghi
trovati ma timoroso che ve ne siano anche di
velenosi. La mamma, dolcemente, lo rassicura e
coglie loccasione per impartirgli un prezioso
insegnamento morale. Strada facendo, infatti,
dice Guarda Franz, come accade per i funghi nel
bosco, lo stesso accade per le persone della
terra. Ci sono funghi buoni e persone buone,
esistono funghi cattivi e persone cattive. E da
queste persone bisogna guardarsi E sai chi sono
queste persone cattive, questi funghi velenosi
dellumanità? Sono gli ebrei. Gli ebrei sono
persone cattive. Sono come funghi velenosi. E
così come spesso è difficile distinguere i funghi
velenosi da quelli commestibili, è altrettanto
difficile riconoscere gli ebrei come furfanti e
delinquenti. Come i funghi velenosi si presentano
con vari colori, così anche gli ebrei riescono a
rendersi irriconoscibili assumendo gli aspetti
più strani anche se fingono, anche se si
mostrano gentili sono ebrei e rimangono ebrei,
sono velenosi per il nostro popolo. (da NAZISMO
E SOCIETÀ TEDESCA 1933-1945)
31
  • Gli ebrei sono la nostra rovina non cè
    differenza tra ebreo ed ebreo ogni ebreo è
    nemico del nostro popolo gli ebrei sono
    messaggeri del nemico tra noi non hanno alcun
    diritto a comportarsi come se avessero i nostri
    stessi diritti gli ebrei portano la
    responsabilità della guerra con il trattamento
    che noi infliggiamo loro, non facciamo alcun
    torto sbarazzarsi definitivamente di loro è
    affare del governo
  • Joseph Goebbes

32
Tanti giusti che rappresentano uninfanzia
tradita, ma anche tanti adulti, vite mature, si
sono ribellati allegida del Nazismo. Esiste un
luogo a Gerusalemme, sul monte delle rimembranze,
che prende il nome di parco dei Giusti, dove
migliaia di piante ricordano i nomi di tutti
coloro che aiutarono gli ebrei durante gli anni
dell Olocausto.
33
Tra questi Oskar Schindler. Ragioniere alto,
biondo, elegante, nonostante avesse sulla giacca
un grande distintivo del partito nazista,
riusciva ancora a distinguere tra bene e male.
Aveva contatti con alti ufficiali nazisti con i
quali bevevo per corromperli, ai quali procurava
sigarette altre suppellettili di lusso
difficilmente reperibili in quegli anni. Scosso
dal forte orrore provato di fronte al terrore
provocato dai nazisti, cominciò a boicottare
questo sistema, avvertì gli ebrei dellimminente
saccheggio dei loro appartamenti nella via Josefa
e la via Izaak riuscì in quattro settimane a
liberare trecento donne dallinferno di
Auschwitz. Venuto a sapere che moltissimi ebrei
viaggiavano da giorni da una stazione allaltra
senza cibo né acqua, prese in mano i documenti di
spedizione e inserì Zwittan, la sua città natale
liberando così i sopravvissuti che vennero
accuditi da sua moglie. Riuscì a salvare 1200
ebrei da morte sicura nelle camere a gas di
Auschwitz.
34
Il nome di Giorgio Perlasca non va a collocarsi e
disperdersi nella mischia di coloro che
assistettero come muti spettatori al consumarsi
di una tragedia come la Shoah, ma al contrario il
suo contributo fu fondamentale per contrastare lo
sterminio degli ebrei messo in atto dalla follia
della Germania nazista. Italiano di famiglia
borghese, Perlasca, dopo loccupazione tedesca
dellUngheria, si finse un ambasciatore spagnolo
e così poté lavorare incessantemente per fornire
agli ebrei assistenza, cibo e documenti falsi. Un
uomo comune che mise più volte a repentaglio la
propria vita per salvare quella altrui senza
lasciarsi intimidire dalle prime avvisaglie di
pericolo. Perlasca con la sua semplicità riuscì a
salvare migliaia di ebrei da morte certa. Nel
1987 fu riconosciuto giusto fra i giusti
dallistituto Yad Vashem di Gerusalemme.
35
E giusto fra i giusti fu anche don Francesco
Repetto, un nome non molo comune designa un uomo
sensibile e coraggioso. Egli si adoperò
enormemente per nascondere e difendere gli ebrei,
alloggiandoli presso conventi e privati, fino ad
organizzare la fuga verso la Svizzera. La sua
attività daiuto lo rese un ricercato, condizione
che lo costrinse a trascorrere lultimo periodo
della guerra da clandestino.
36
Giusti di cui non conosciamo i volti, di cui
ignoriamo lo sguardo hanno mosso passi silenziosi
nel cammino delle nostre libertà, hanno agito nel
buio di unepoca dilaniata da furori e basse
ideologie, da odio e cinismo, unepoca dipinta da
feroce crudeltà le cui radici affondano nella
nera terra, germogliano nel sangue della guerra
Hanno affrontato la morte giorno per giorno,
faccia a faccia, pur di seguire la strada della
giustizia, pur di non annullare lessenza del
bene. Anche a costoro va riconosciuto
lappellativo di giusti perché tali sono stati
persone le cui caratterizzazioni rappresentano
ritratti di semplicità, uomini e donne che non si
sono fregiati dellattributo e del valore di
eroe, professando modestia, rettitudine, umiltà,
ma dimostrandosi eroi nelle loro azioni degli
eroi sconosciuti sacrificatisi per liberare dai
macigni dellinsensatezza limpervio e tortuoso
sentiero della giustizia, eroi che ora riusciamo
a chiamare per nome.
37
(No Transcript)
38
A San Donato Val di Comino, provincia di
Frosinone, furono confinati una ventina di ebrei
e slavi. Queste persone nel 1940 entrarono a far
parte della comunità San Donatese e vi vissero
per ben quattro anni. Fra di loro cerano Reich,
una valente attrice di Berlino, Mila
Michalloivic, moglie di un alto magistrato
iugoslavo fatto prigioniero nel nord-Italia per
la sua politica anti-nazista ed anti-fascista,
Greta Bloch, che raccontava a tutti di aver avuto
una relazione sentimentale con lo scrittore Kafka
dalla quale era nato un figlio, Enrico Levi,
impresario teatrale e sua moglie Gabriella,
ballerina ungherese e il loro figlio Italo, Leon
ebreo polacco, il medico Marco Tenenmbaum (oggi
vive a Roma), sua moglie Ulla, ostretica e la
loro figlioletta Katia, Sidona e Rosa Myler la
quale racconta
39
Ci portarono da San Donato a Fossoli e di qui
in vagone piombato ci portarono in Germania. Ci
fecero scendere ad una stazione dal nome tragico
Auschwitz. E qui allingresso del campo (erano
tantissimi) adottarono una tattica curiosa
facevano entrare i deportati a coppie Greta Bloch
ed io eravamo vicine, ci tenevamo per mano. Un
tedesco ci smistava. Uno a destra uno a sinistra
non cera disegno logico sembrava che volessero
semplicemente alloggiarci in baracche lontane
luna dallaltra. Invece chi andava a sinistra
(come capitava a me per puro caso) entrava in un
baraccamento. Chi andava a destra, finiva subito
nelle camere a gas. Alla povera Greta dissero A
destra.
40
Quasi tutti si integrarono molto bene nella
comunità sandonatese, svolgendo qualsiasi tipo di
lavoro circondati dalla solidarietà della
popolazione incurante dei pericoli a cui andava
incontro aiutandoli. Il sussidio governativo era
di 50 lire al mese per la pigione, 8 a persone
per il bisogno personale. Il podestà Gaetano
Marini, il responsabile dellufficio anagrafe,
Donato Coletti, Maddalena Mazzola, Rosario De
Ruberis, Carmela Cardarelli e Pasqualina Perella
misero a rischio la loro stessa vita per salvare
dai campi di concentramento gli ebrei confinati a
San Donato. Impiegati del comune, tra il 1943 e
il 1944 falsificarono il documento di identità a
tanti ebrei, procurandone loro un altro, nuovo e
fittizio, con generalità italiane. La trovata
filò liscia per lungo tempo e molti ebrei
riuscirono a sfuggire alla cattura. I ricordi di
quei giorni sono ancora vivi, soprattutto nella
memoria di Pasqualina Perella oggi 84enne, allora
impiegata pro-tempore al comune di San Donato.
41
Gli ebrei, disperati, venivano a chiederci aiuto
al comune e anche a casa. Noi allora rilasciavamo
a ciascuno di loro, donne e uomini, documenti
falsi per farli risultare cittadini italiani. In
pochi giorni ne compilammo tanti e tutti presso
gli uffici municipali. Si trattava di tesserini
verdi, senza foto, i quali annotavamo
semplicemente le generalità. Ricordo che ad una
donna ebrea attribuii lo stesso nome e cognome di
mia sorella. Grazie a questo espediente salvammo
tanti ebrei. Io allora avevo appena 21 anni e mi
resi conto di quanto avevo rischiato solo
successivamente anche se mio padre spesso mi
avvertiva del pericolo che stavo correndo.
Falsificare i documenti per aiutare gli ebrei,
però, a noi veniva naturale e spontaneo. Poi i
tedeschi scoprirono il tutto, forse per alcune
rivelazioni fatte proprio da unebrea innamorata
di un capitano tedesco. Io e una collega
dufficio fummo convocate al comando. Mi dissero
che se non mi fossi presentate avrebbero fucilata
tutta la mia famiglia. Mi mostrarono un tesserino
chiedendomi se la calligrafia fosse la mia e io
risposi di sì. Mi ordinarono di tornare al
comando il lunedì successivo. Durante le notti
non dormivo per paura che mi venissero a
prelevare da un momento allaltro. Arrivò quel
famoso lunedì ma per fortuna arrivarono anche gli
alleati. Ho rischiato grosso, sono salva per
miracolo.
42
La vittima di questa solidarietà fu solo uno,
Vincenzo Piselli, il quale fu arrestato dai
Tedeschi e deportato a Dachau, dove trovò la
morte nei forni crematori. Nel maggio del 1944 i
tedeschi riuscirono a scovarne molti e a
trasferirli nei campi di concentramento. I
deportati furono Enrico Levi, moglie e figli,
Samuel Stein e la moglie Edith, Osvaldo Adler e
la moglie Geltrude, Ignazio Gross, Rosa Myler,
Clara Buxman, Margherita Reich, Margherita
Bettman. Gli altri riuscirono a salvarsi perché,
fortunatamente, quando i tedeschi scoprirono il
tutto era troppo tardi a impedire la loro
rivalsa fu lo sfondamento del fronte di Cassino
da parte degli alleati. Ulla Tenenbaum evitò il
triste destino comune agli ebrei grazie alla
generosità di una donna del posto, Costanza Rufo.
43
In un punto del vasto giardino dei giusti
spiccano 15 alberi di ulivo. Al centro si erige
una lapide sulla quale è inciso il nome di
Costanza Rufo. Attraverso il suo gesto rischioso
e carico di coraggio, leroina di San Donato Val
di Comino, salvò la vita di Ulla. Per farla
sfuggire alla cattura dei tedeschi la nascose in
un grosso cesto che avvolse con un lenzuolo e che
coprì con un po di letame per confondere gli
odori. Grazie allaiuto di un abitante del luogo,
Costanza si mise il cesto sulla testa e si
incamminò par oltre 1 km, trasportando così la
donna in periferia e quindi fuori dalla portata
dei tedeschi. Ursula,detta Ulla, poté così
salvarsi dalla deportazione nei campi di
concentramento e raggiungere suo marito che si
era nascosto nella casa di un contadino. In
seguito la famiglia Tanenmbaum, aiutata dalla
fortuna, riuscì a raggiungere Roma, evitando
tutti i posti di blocco, e infine a sopravvivere
alla guerra. Costanza è morta alcuni anni fa, ma
il suo ricordo è ancora vivo. A piantare, nei
primi anni 90, i 15 ulivi sono stati i coniugi
Tanenmbaum, che attualmente vivono a Roma. Gli
alberi non rappresentano solo un simbolo, ma un
vero monumento in onore di chi, durante il
periodo di persecuzioni, salvò la vita agli ebrei.
44
Donatina Leone, figlia di Costanza custodisce
nella sua casa foto e ricordi di quel giorno.
Conserva anche una bambola con un cesto in testa,
oggi simbolo dellatto di coraggio della madre.
Costanza Rufo, Pasqualina Perella, la comunità
sandonatese hanno scelto di sacrificare la
propria sicurezza, le proprie certezze per
perseverare nel nobile proposito di celebrare la
giustizia, i valori della libertà ed uguaglianza.
45
Conosce il Signore la vita dei buoni, la loro
eredità durerà per sempre. Non saranno confusi
nel tempo della sventura e nei giorni della fame
saranno saziati (Salmo 37, 33 La sorte del
giusto e dellempio) Porgi lorecchio al mio
grido, non essere sordo alle mie lacrime, poiché
io sono un forestiero, uno straniero come tutti i
miei padri (Salmo 39, 3 Luomo è nulla davanti
a Dio)
46
Per te e per i tuoi figli le ceneri di Auschwitz
volgano di ammonimento affinché lorrore
industrialmente, burocraticamente e legalmente
organizzato non debba più ripetersi, affinché
non si lascino svanire nelloblio le empie
nefandezze che hanno macchiato la coscienza
umana, affinché gli eredi del male non si
impadroniscano della verità per cancellare le
vergogne di un quotidiano omicidio di massa,
affinché il frutto orrendo dellodio non dia
nuovo seme, né domani né mai.
47
Tra breve non avremo che documenti, rapporti,
libri sulla vicenda più violenta sofferta dal
genere umano nel continente più civilizzato del
pianeta. I legami con quei tempi affidati alle
carte, si allenteranno mano a mano. Non è sempre
giusta la memoria. A volte è scomoda dolore
imbarazzante. Meglio adattarla se non è possibile
nasconderla. Meglio occultarla se non è possibile
distruggerla.
48
Dimenticare il male commesso da generazioni
sempre più lontane nello scorrere degli anni può
essere un modo per liberarsi da oscure angosce di
corresponsabilità storiche o anche di troppa
dolorosa compassione per il sacrificio di così
tanti innocenti. Ma dimenticare il male può
generare il pericolo che ritorni sul nostro
cammino per dividerci ancora una volta tra
carnefici e vittime. Ricordando come furono
separati i nostri avi e genitori, finanche nei
vincoli familiari, saremo più decisi a vigilare
che la nostra fraternità umana sia pronta a
reagire contro qualsiasi antico o inedito regime
di apartheid. E avremo orgoglio e più rispetto
per noi stessi. Con la memoria ci abitueremo a
defatalizzare la storia, a liberarla dai miti di
forze irrazionali e dal potere di forze
irrazionali e dal potere di suggestione di uomini
superiori, che decidono irresistibilmente dei
destini collettivi.
49
Occorre riflettere sul significato del dovere di
ricordare affinché non si limiti ad essere
passiva memoria, bensì, trasformazione, una
nuova condizione mentale che induca a sentire e
a pensare diversamente. Non si tratta soltanto
di ltltmemoria dovutagtgt. Dopo Auschwitz possiamo
crearci una coscienza nazionale solo attingendo
alle tradizioni migliori della storia, non
accettandola passivamente ma acquisendola
criticamente, in caso contrario, non potremo
avere stima di noi stessi né aspettarcene da
altri. Lera nazista sarà un ostacolo
insormontabile, quanto più pacatamente riusciremo
a vederla come il filtro attraverso il quale deve
passare una sostanza culturale adottata con
deliberazione e consapevolezza. (J. Habernas)
50
(No Transcript)
51
Sarebbe doveroso, affinché la brutta storia non
si ripeta, correlare la responsabilità del popolo
tedesco con la memoria dovuta, sia per trovare
una chiave di interpretazione insolita attraverso
la quale ridefinire le cause dellevento, sia
per esaltare più incisivamente la questione dei
giusti in contrapposizione allingiustizia
sociale di unintera nazione. Sappiamo che da
spettatori muti e assenti tutti hanno taciuto
davanti al flagello degli innocenti, non
assumendosi la responsabilità di intervenire per
frenare linsanabile follia.
52
Come poterono i capi della Germania nazista
organizzare il massacro degli ebrei senza
incontrare alcuna resistenza da parte dei loro
stessi connazionali? Che gli Ebrei venissero
deportati era noto. Si dichiarava di volerli
risistemare e molti tedeschi non cercarono di
saperne di più forse per paura, forse per
prudenza, forse perché ciò rientrava nella
logica della guerra. È vero che il governo
tedesco non proclamò mai cosa stesse facendo ma
è certo che tutti in Germania sapevano che gli
Ebrei venivano deportati. Inoltre la politica di
Hitler si servì della complicità dei Tedeschi,
sia civili che soldati, per realizzare un
pangermanesimo attraverso lestirpazione degli
elementi contaminatori e il mito del sangue
puro.
53
(No Transcript)
54
Paura e indifferenza producevano unincallita
complicità o una penosa passività dopo la
guerra Warner non Tippelskirch, del ministro
degli esteri, spigò di non aver mai protestato
contro luccisione degli Ebrei in Russia, perché
non far nulla e che i suoi superiori,
Erdmannsdorff, Wormann e Weizsacer, erano
ugualmente impotenti, essi aspettavano
semplicemente un cambiamento di regime. A chi
gli chiedeva se fosse giusto aspettare e nel
frattempo mandare migliaia di persone a morire,
Tippelskirch rispose domanda difficile. R. A.
C. Parker
55
Laspetto del genocidio che più sconvolge e turba
è la facilità e la naturalezza con cui i tedeschi
- realizzatori diretti o indiretti - compresero e
condivisero il motivo per cui si chiedeva loro di
ammazzare tutti gli Ebrei. Proviamo a immaginare
cosa accadrebbe oggi se un governo occidentale
decidesse di sterminare un popolo intero
chiedendo la collaborazione di un gruppo numeroso
ed eterogeneo di cittadini questo progetto
verrebbe accolto come il delirio di un pazzo.
56
Negli anni del nazismo le cose non andarono così
lantisemitismo dei Tedeschi, sia realizzatori
sia spettatori, era tale che quando fu loro
comunicato che si dovevano uccidere gli Ebrei,
non furono né sorpresi né increduli, ma, al
contrario, compresero. Ai loro occhi
lannientamento di un popolo intero, quello
ebraico, aveva senso. Erano fieri di quelle
imprese e dello zelo con cui si dedicavano al
mestiere del genocidio. Daltra parte sembra
altrettanto misterioso il motivo per cui le
nazioni europee, le nazioni del mondo, gli stati
uniti damerica, difensori della democrazia, la
chiesa cattolica e luterana,la comunità ebraica
non siano intervenuti per portare a termine una
tragedia umana. Più difficile risulta cercare la
responsabilità nel contesto internazionale, la
concomitanza di una molteplicità di concause e la
difficoltà delle nazioni di ingerirsi nella
politica nazionale di ogni singolo stato,
renderebbe ardua e poco efficace lindagine sino
ad oggi la responsabilità dello sterminio degli
Ebrei è stata attribuita ai vertici della
macchina burocratica e militare del nazismo e al
suo primo artefice.
57
Va respinto il tentativo di spostare
lequilibrio del giudizio dal momento e dal
regine nazional-socialista nel loro complesso
alla persona e alla personalità isolate di Adolf
Hitler, tentativo che raggiunge soltanto
lobiettivo di scaricare sulla figura del Fuhrer
ogni personalità per linstaurazione del regime
nazista e tradisce in tal modo lintento politico
(di assoluzione o di alibi a favore dei
corresponsabili) che spesso è allorigine di
siffatte interpretazioni. È questa infatti la
sostanza di tutta la materialistica prodotta
dagli ex-esponenti del governo e del regime
nazista di parte della letteratura neonazista e
anche di buona della storiografia conservatrice.
Contro questa deformazione occorre ribadire con
energia che unanalisi reale delle origini e
della natura del nazional-socialismo va portata
sul terreno diretto delle strutture politiche ed
economiche della Germania moderna e in
particolare del III reich. E. Collotti
58
Il giudizio del Collotti giustifica la necessità
di indirizzare la ricerca anche verso la base
sociale per comprendere le abitudini, i pensieri,
le paure che hanno indotto il popolo tedesco ad
assistere in silenzio o collaborando alla
tragedia dellolocausto. Questa memoria
renderebbe un servizio maggiore allumanità,
consentendo di riconoscere quegli stessi profili
psicologici, le medesime logiche comportamentali
che sono stati responsabili diretti o indiretti
del genocidio e prevenire il ripetersi del
tragico evento,permettendo di verificare se
esistono elementi di difformità con la nostra
societàin caso contrario acquisiremmo la
consapevolezza che un rischio di un ricorso
sarebbe ancora grande.
59
  • Erano fatti della nostra stessa stoffa, esseri
    umani, medi, mediamente intelligenti, mediamente
    malvagi salvo eccezioni, non erano diversi da
    noi, avevano il nostro stesso viso.
  • Primo Levi

60
  • Guardiamoci dalle nostre inclinazioni al male.
  • Dobbiamo ricordare il massacro di sei milioni di
    Ebrei avvenuto nel nostro secolo, al centro della
    cristianissima Europa.
  • Giovanni Paolo II, Pensaci uomo la storia siamo
    noi

61
  • Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo
    ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di
    tutti gli assassini? Quanto di più sacro e più
    possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è
    dissanguato sotto i nostri coltelli.











  • F. Nietzsche, La gaia scienza

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Realizzato dalla classe IIA del Liceo Classico
N. Turriziani di Frosinone Coordinamento
Prof.ssa Wilma Mancini, Docente di Storia e
Filosofia Capogruppo alunna Giulia Corsini
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