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Diapositiva 1

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Colui che conosce gli altri sapiente; colui che conosce se stesso illuminato. Colui che vince un altro potente; Colui che vince se stesso forte. – PowerPoint PPT presentation

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Title: Diapositiva 1


1
Colui che conosce gli altri è sapiente colui che
conosce se stesso è illuminato. Colui che vince
un altro è potente Colui che vince se stesso è
forte. Colui che agisce con forza ha
risolutezza Colui che sa soddisfarsi è
ricco. Colui che non si discosta dal suo giusto
posto sussiste a lungo Morire senza perire,
questa è la longevità. (dal Tao Te Ching)
2
Complessità esogena
Per complessità esogena intendiamo la necessità
di stabilire relazioni strutturali fra lente
pubblico ( o azienda privata o studio di
progettazione) e soggetti esterni.
Per facilitare questi compiti si possono
conoscere sia le tecniche di negoziazione che le
analisi per definire gli obiettivi e le posizioni
degli stakeholders per favorire la creazione del
consenso
3
Complessità Interna
Comunicazione Interculturale
Una situazione come quella descritta nella Mappa
delle trasformazioni prevede la interazione di
figure professionali molto diverse fra loro per
età, sesso, personalità, istruzione ed
eterogeneità, classe sociale e provenienza
I moderni Gruppi di Lavoro sono caratterizzati da
interdiscplinarietà ed eterogeneità culturali dei
protagonisti
Questa caratteristica comporta la necessità di
elaborare nuove forme di Comunicazione
Interculturale
4
Trasformazione territoriale
Piani Urbanistici Negoziati Urbanistica
Partecipata Creazione del Consenso Condivisione
delle Scelte Comunicazione Tecnica
Nuova Leadership Lavoro di Gruppo
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  • Levoluzione delle forme democratiche ha
    modificato il rapporto fra P.A. e cittadini.
  • Lurbanistica rappresenta spesso il primo banco
    di prova delle architetture istituzionali, così
    oggi le fasi descritte per i Piani Urbanistici
    Complessi si possono applicare a molti altri
    settori
  • Informazione
  • Condivisione
  • Partecipazione o concertazione
  • Negoziazione
  • A questi differenti livelli corrisponde la
    creazione di nuove relazioni prima individuali e
    poi collettive. Qualsiasi Gruppo, interculturale
    (familiare, lavorativo, sportivo, ecc...), segue
    le logiche e le Dinamiche di Gruppo

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Per comunicare occorre sapere apprendere quello
che viene detto Apprendimento La
conoscenza già posseduta è prima di tutto un
fattore di rigidità se ad essa non si accompagna
la necessaria capacità di apprendimento cioè di
un suo mutamento
Comunicazione non verbale Il 70-90
dellinformazione che riceviamo viene comunicata
non verbalmente e si verifica al di fuori della
nostra consapevolezza (linguaggio analogico)
7
Ogni comunicazione si svolge su un doppio livello
contenuti tecnico e di relazione (analogico o
digitale)
Se la maggior parte dellinformazione che
riceviamo viene comunicata non verbalmente, e se
questo si verifica con un linguaggio al di fuori
della nostra consapevolezza con un linguaggio
digitale, per poter rendere efficace un rapporto
di lavoro occorre saper interpretare questo
linguaggio.
Rapporti di lavoro necessità di contrazione dei
tempi
8
Gruppi di Lavoro
Comunicazione Interculturale
Teorie dellascolto
sapere condiviso (borderlands Anzaldùa)
mediatore
interprete
mediatore
conciliatore
La democrazia si esplicita attraverso nuove
forme la negoziazione e la partecipazione
9
  • Questa zona di sapere condiviso definisce un
    gruppo percettivo ossia un numero di persone
    che percepiscono alcuni aspetti del mondo esterno
    in modo più o meno simile.

Per poter raggiungere questo stadio occorre una
comprensione non solo linguistica, ma delle
strutture simboliche, delle logiche deduttive,
dei modelli di organizzazione e di elaborazione
dei dati sensoriali.
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  • Unoperazione essenziale per verificare il
    livello di integrazione e di reciproca
    comprensione consiste in una costante operazione
    di feedback.
  • Questo processo, parallelo a quello di analisi
    degli errori per facilitare i processi di
    creatività, contribuisce a rinegoziare i
    significati reciproci e facilita progressivamente
    laumento della zona del sapere condiviso
    (borderlands).
  • Si tratta di un processo di negoziazione e di
    costruzione sociale della realtà, secondo le
    teorie di Berger e Luckman.

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La Conoscenza
  • Se la conoscenza è un fattore di rigidità
    dobbiamo cercare di far cambiare prospettiva al
    soggetto o di aumentare il suo livello di sapere
    (De Bono)
  • Secondo J. Piaget ci sono due funzione costanti
    con cui la mente regola e modifica la produzione
    delle risposte agli stimoli esterni
  • ASSIMILAZIONE che consiste nel rispondere a
    nuovi stimoli per mezzo di schemi
    preesistenti
  • ACCOMODAMENTO che consiste nellelaborazione di
    schemi nuovi, più rispondenti alle
    caratteristiche degli stimoli esterni, in un
    riadattamento nei confronti della realtà
    esterna.

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Altri studiosi hanno utilizzato diverse
denominazioni ma essenzialmente, lapprendimento
può essere ricondotto a due fasi
distinte. Lelaborazione delle informazioni
avviene attraverso due componenti e funzioni del
pensiero
Deduzione
Induzione
(organizzazione della conoscenza già posseduta)
(nuova informazione)
  • comprendere
  • formulare ipotesi
  • valutare la conclusione per conservarla
    modificarla o abbandonarla
  • comprendere
  • generare una conclusione
  • valutare la conclusione

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  • Nel meccanismo generale dello sviluppo
    lassimilazione ha il compito di produrre
    allinterno della mente uno squilibrio.
    Laccomodamento ha, invece, il compito di
    ripristinare lequilibrio ad un livello di
    adattamento alla realtà superiore a quella
    precedente.
  • Lintelligenza è una forma di apprendimento(J.
    Piaget)
  • È importante comprendere come questi meccanismi,
    uguali per tutti, hanno tempi diversi in ciascun
    membro del Gruppo. È per questo che occorre saper
    svolgere una continua mediazione.

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  • I conflitti o le incomprensioni che possono
    nascere allinterno di un Gruppo sono dovuti
    anche a queste differenze di reazioni.
  • È per questo che bisogna saper discernere fra i
    conflitti di relazione e quelli sulloggetto.
  • Nel caso dei tempi diversi di reazione luso di
    altre forme espressive e di empatia può eliminare
    totalmente linsorgere dellattrito.

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  • Lindividuo che apprende dà un significato a ciò
    che conosce, ma è un significato elaborato nel
    contesto culturale in cui vive. In questo senso
    dare un significato ad unesperienza segna la
    partecipazione attiva dellindividuo al Gruppo di
    Lavoro di cui fa parte.
  • È per questo che la coesione del gruppo ed il
    senso di appartenenza facilita il lavoro
    permettendo una maggiore comprensione reciproca.

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Comunicazione non verbale
Per comprendere limportanza del linguaggio non
verbale possiamo prendere in considerazione la
divisione che fa Gardaner delle forme di
intelligenza
  1. Linguistica padronanza delluso del linguaggio
  2. Logico Matematica valutazione e confronto di
    oggetti e astrazioni
  3. Spaziale percezione del mondo visivo
  4. Musicale distinzione di brani musicali in
    relazione allaltezza, al ritmo, al tempo
  5. Cinestesica controllo dei movimenti del corpo
  6. Personale intrapersonale (riconoscimento e
    valutazione dei propri sentimenti) e
    interpersonale (interpretazione dei sentimenti e
    stati danimo altrui)
  7. Naturalistica riconoscimento nella
    categorizzazione di oggetti naturali
  8. Esistenziale riflessione sui quesiti
    fondamentali dellesistenza

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  • Ogni individuo possiede queste diverse
    intelligenze anche se qualcuno è più forte
    nellintelligenza linguistica, qualcuno in quella
    spaziale
  • Allinterno del Gruppo, quindi, compito del
    facilitatore è anche quello di comprendere le
    singole dinamiche degli individui e di
    avvantaggiarli in base alle rispettive
    potenzialità.
  • Ciascun individuo è caratterizzato da una
    peculiare configurazione intellettuale in cui le
    diverse intelligenze sono presenti in grado
    diverso ed in differenti rapporti luna con
    laltra.

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  • Per comprendere le caratteristiche di ciascuno si
    utilizzano le tecniche della PNL (Programmazione
    Neuro Linguistica) in cui si analizzano i
    comportamenti degli individui nei loro gesti
    quotidiani.
  • La mente costruisce significati a partire dagli
    input sensoriali e dalle informazioni. Si tratta
    di unattività indiretta e non immediata.
  • Da una minima quantità di informazioni siamo in
    grado di ricreare una realtà molto superiore a
    quella legata agli input ed alle informazioni
    stesse.

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  • Generalmente si impiega poco tempo a formulare un
    giudizio su un estraneo (al contrario delle
    lunghe riflessioni dedicate alle persone più
    vicine). Questa operazione crea una cornice NEURO
    SEMANTICA nella quale si muovono gli individui
  • Ogni volta che pensiamo ad una persona la
    immaginiamo nel contesto di significati in cui la
    abbiamo classificata la prima volta.
  • La consapevolezza di questa azione, unita alla
    consapevolezza di dovere essere pronti a
    negoziare questa cornice di significati, può
    facilitare la comunicazione interculturale
    allinterno dei gruppi di lavoro

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La Comunicazione
La realtà non è un insieme di dati e
informazioni, ma di configurazioni problematiche
dotate di significato con le quali il nostro
pensiero consente di relazionarci in modo attivo
  • Non si può non comunicare
  • Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed
    un aspetto di relazione in modo che il secondo
    classifica il primo ed è quindi metacomunicativo
  • La natura di una relazione dipende dalla
    punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra
    i comunicanti
  • Gli esseri umani comunicano sia a livello
    analogico che digitale
  • Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici
    o complementari, a seconda che siano basati
    sulluguaglianza o sulla differenza

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  • Per dare unidea di come le differenze fra
    comunicazione analogica e digitale corrispondano
    anche a differenze culturali prendiamo ad
    esempio il caso del Giappone.
  • Le culture come quella giapponese che protendono
    per la comunicazione analogica vengono definite
    di contesto in cui la maggior parte
    dellinformazione è già nella persona mentre
    molto poco è nella parte codificata ed esplicita
    del messaggio.
  • Es. HAIKU
  • Si richiede che chi parla implichi e deduca il
    significato dal contesto di frasi relativamente
    vaghe, dal modo in cui la cosa viene detta, da
    chi la dice, a chi la dice, dove, in che momento
    e se lo dice prima o dopo qualche frase.
  • PROPRIO COME I SICILIANI DEI LIBRI DI SCIASCIA

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  • I livelli relazionali
  • Le relazioni umane, al di là del contenuto
    verbale che di volta in volta le caratterizza
    (natura e complessità degli argomenti), si
    svolgono su un livello per lo più non
    verbalizzato che può avere differenti
    inclinazioni e linee di forza. Sostanzialmente
    possiamo immaginare tale livello come un piano,
    ai cui estremi si trovano i due interlocutori e
    la cui relazione può essere di due tipi

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  • 1) SIMMETRICA
  • I due sono su un piano di parità, perfettamente
    orizzontale o ritmicamente ed armoniosamente
    altalenante in funzione dell'alternarsi della
    comunicazione.
  • Entrambi (e nessuno al tempo stesso) sono
    "padroni" della relazione i tempi, gli spazi, la
    scelta degli argomenti sono pressoché liberi ed
    implicitamente condivisi.
  • Lanalisi può anche essere di tipo altalenante

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  • 2) COMPLEMENTARE
  • Il piano e' inclinato, trovandosi uno dei due
    interlocutori in POSIZIONE UP e l'altro in
    POSIZIONE DOWN.
  • Significa che (per contesto gerarchico, di
    professionalità, di ruolo, di personalità, d'età
    o di luogo) uno dei due interlocutori definisce
    la relazione e l'altro accetta nello stesso tempo
    che questa sia in tal modo definita.

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  • L'immagine visiva che i due termini anglosassoni
    suggeriscono immediatamente (up su e down
    giù) evoca concetti di valore (chi sta sopra e
    chi sta sotto, chi impone e chi subisce, chi
    conta di più e chi meno ecc.) che talora
    innescano una vera e propria lotta "psicologica"
    fra due individui per il dominio della situazione
    relazionale. Questo crea forti oscillazioni del
    piano e tremendi scossoni alle linee di forza,
    con il rischio di rottura della relazione stessa.
  • Questo, soprattutto quando non preesiste un
    "codice gerarchico" che implicitamente impone una
    chiara e precisa complementarità.

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  • Nella Mappa delle trasformazioni le
    complementarietà sono date dal
  • Potere del denaro
  • Potere del rilascio delle autorizzazioni
  • Potere dellopinione pubblica

Distinguere i pochi di potere per ricondurre
linsieme delle persone ad una logica di frutto
di lavoro
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  • Le dispute non verbalizzate sul piano della
    relazione che avvengono quotidianamente nelle
    interazioni umane sono molto più frequenti di
    quanto si possa immaginare e sono ancora più
    importanti del contenuto oggetto della relazione
    stessa.
  • Spesso, il vero contenzioso non e' l'argomento,
    bensì la definizione della complementarità.
  • La posizione down non e' necessariamente
    sminuente o sfavorevole come ogni altro aspetto
    relazionale va utilizzata in modo efficace in
    base al contesto. Il braccio di ferro sulla
    complementarità serve solo ad indebolire la
    relazione stessa.

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  • Non e' infrequente nei rapporti, professionali e
    non, che sia proprio uno a chiedere
    implicitamente all'altro di definire la
    relazione.
  • Questo consente alcuni vantaggi, quali il
    conoscere il territorio relazionale dell'altro,
    la sua disponibilità temporale, la sua necessità
    di controllo della complementarità e la sua
    flessibilità nello scambio delle posizioni
    up-down.
  • Nel momento in cui "chiedo" all'altro di definire
    la relazione (di mettersi in up time), in realtà
    sono io a definirla e, se l'altro accetta,
    significa che la complementarità e'
    implicitamente concordata

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Stabilito il consenso, un altro ostacolo alla
comprensione è dato dai valori e dalla loro
reale gerarchia soggettiva I valori
rappresentano la spinta che orienta le nostre
scelte e la direzione della nostra vita ed hanno
una graduatoria di importanza. Si consiglia di
individuarli negli interlocutori e stabilire la
loro gerarchia in quel momento della sua
esistenza e in quel preciso spazio o compito.
EsempioLa sua gerarchia di Valori è più
importante l'integrità oppure la riuscita, o è
il denaro il valore che occupa il primo posto in
classifica? L'onestà esiste fra i suoi valori
nel contesto lavoro? Se si, viene prima o dopo
la salute fisica e questa in che rapporto
gerarchico è con i rapporti umani?
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  • Talora possano esistere in un individuo dei
    conflitti di scelta anche nell'ambito del lavoro
    spesso ciò deriva da un conflitto di valori.
  • Solo alcuni Valori variano all'interno della
    scala gerarchica nei diversi periodi della vita.
    I Valori (la loro gerarchia) sono spesso il
    parametro attraverso il quale giudichiamo gli
    altri, il loro comportamento, la loro visione del
    mondo e la loro missione nella vita.
  • L'accordo o il disaccordo profondo, di contenuto,
    fra persone ha molto spesso questa matrice e può
    essere difficilmente recuperabile.

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Le credenze Le CREDENZE formano la zona più
periferica del Territorio dell'ESSERE e derivano
per lo più dai Valori, di cui sono spesso
emanazioni. Spesso più Credenze formano un
Valore quelle imposte dall'ambiente e "non
sentite" dall'individuo non hanno rapporto col
mondo dei Valori. E' quasi sempre vero,
comunque, che il cambiamento di un Valore implica
il cambiamento di più Credenze.
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Le credenze
Mentre i Valori si traducono nel linguaggio
verbale con locuzioni del tipo "per me è
importante che..." o "lo faccio per ... (onestà,
amicizia, autoaffermazione, successo, salute
ecc.)", le Credenze fanno usare frasi del tipo
"si deve, è necessario, bisogna, posso (o non
posso, non si deve, non bisogna)" ecc. Mentre i
Valori determinano, in base alla scala gerarchica
di ognuno, LA SUA MISSIONE o nella vita o in
quello specifico contesto della sua esistenza, le
Credenze costituiscono IL CODICE DI PERMESSI E
IMPEDIMENTI che condiziona lESSERE NEL MONDO.
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In urbanistica alcune credenze corrispondono a
forme di pregiudizio anche su aspetti
tecnici Labuso di credenze è una circostanza
tipica nelle dinamiche degli stakeholders, cioè
di persone non tecniche o esperte che si affidano
al sapere degli altri. Caso tipico di coloro che
non hanno tempo di aggiornarsi e si affidano agli
altri
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  • Considerazioni sulle credenze
  • Una credenza, più o meno indotta da altri, entra
    nella mente, ne diviene parte integrante ed
    influenza grandemente i pensieri, giudizi e
    comportamenti. Basti pensare all'assurdità di
    certi pregiudizi, a tante superstizioni
    paradossali, alla goffaggine di talune
    preclusioni inamovibili
  • Necessità di diventare più disponibili ai
    cambiamenti, a coglierli anche nelle loro minime
    espressioni, a considerare la mente, il corpo o
    meglio l'individuo, come una ENTITA' DINAMICA non
    sempre inquadrabile o congelabile con
    un'etichetta
  • Talora è più difficile accettare un cambiamento,
    anche molto positivo ma imprevisto che tollerare
    il lento e irrimediabile svolgersi di una
    situazione negativa in corso
  • questo è li senso di una campagna di
    informazione corretta per la creazione del
    consenso attorno al progetto di trasformazione

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La Comunicazione integrata
Gli esseri umani si relazionano con lambiente
esterno adeguando in ogni situazione i propri
spazi e i propri tempi a quelli del mondo di cui
fa parte
La distanza rappresenta la definizione del
territorio privato di ciascun individuo
attraverso la quale si strutturano i rapporti
A tal proposito si possono distinguere 4 zone
  • Intima
  • Personale
  • Sociale
  • Pubblica

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La zona intima
È la zona accessibile soltanto da parte di coloro
di cui lindividuo si fida molto ai quali
permette di avvicinarlo, toccarlo, senza sentirsi
infastidito
In questo tipo di comunicazione non verbale, il
linguaggio del corpo ha una funzione determinante
Se viene meno il rispetto di questo spazio, oltre
alla perdita di preziose informazioni sulla
comunicazione dellindividuo, si creerà anche una
situazione di malessere e di disagio che impedirà
un comportamento naturale
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La zona personale
È lo spazio che lindividuo concede ad amici,
familiari, persone con cui sta bene
La sua ampiezza varia in base al tipo di rapporto
Ricordate il fastidio che avete provato lultima
volta che qualcuno sbirciava sul vostro giornale
aperto la stessa pagina che stavate leggendo voi?
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La zona sociale
Questa zona è riservata ai contatti superficiali,
quelli che si possono avere fra colleghi di una
grande azienda con scarsi legami, oppure fra un
manager ed un consulente allinizio del loro
rapporto
La scarsa attenzione o addirittura lostilità da
parte dellinterlocutore può nascere da un
superamento di confine della zona sociale
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La zona pubblica
Questa zona è illimitata, grazie ai media che
proiettano limmagine umana ad altri esseri umani
anche a grandi distanze
In termini più diretti si tratta della distanza
solitamente presente fra un insegnante e la sua
classe o fra un oratore e lauditorio
In situazioni in cui non possiamo difendere i
nostri spazi (in autobus, in metropolitana, ecc.
attuiamo istintivamente strategie difensive di
distanziamento, attraverso sguardi persi nel
vuoto, diretti su persone ed oggetti
sufficientemente distanti, oppure centrati su
parti di noi o su cose che ci appartengono e che
in altri contesti tralasceremmo
40
  • Tali sensori, soprattutto nella fase di raccolta
    degli innumerevoli dati che nell'unità di tempo
    giungono al nostro cervello da fuori e da dentro
    di esso, sono coadiuvati nel loro compito da una
    sorta di schermo filtrante che ne evita il
    sovraccarico attraverso meccanismi di
    Cancellazione, Distorsione e Generalizzazione.
  • Nelle interazioni quotidiane ci troviamo per lo
    più in contatto con persone che usano nelle loro
    comunicazioni TUTTI i canali in modo più o meno
    fluido e variabile, ANCHE SE, è bene ricordare
    che ognuno tende a privilegiare un canale in
    particolare, usandolo come sensore primario di
    raccolta, elaborazione ed emissione dati.

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  • Per la Comunicazione professionale il MONDO DEL
    FARE E' PIU' CHE SUFFICIENTE per stabilire una
    buona relazione con l'altro. L'intimità permette
    qualunque sconfinamento nel Territorio
    dell'Essere, anzi lo impone.
  • Pertanto, limitare la nostra attenzione ai
    comportamenti (CHE COSA e COME qualcuno FA'
    qualcosa) e all'ambiente (DOVE e QUANDO qualcuno
    FA' qualcosa in quel modo) ed imparare a leggere
    bene questi due livelli dell'esistenza, non solo
    ci permetterà di esprimere giudizi più precisi
    sugli altri, ma ci abituerà a diventare più
    elastici nei "nostri" comportamenti.
  • Questo per evitare quei giudizi sull'Essere che,
    se da un lato definiscono il TUTTO di un essere
    umano dall'altro fanno perdere l'unica cosa
    davvero controllabile attraverso i nostri sensi
    che sono l'esperienza del comportamento di
    QUELL'essere umano, su cui possiamo sintonizzarci
    per creare un rapporto e finalizzarlo.

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  • Sensi e comunicazione
  • Qualunque pensiero, idea, fantasia o delirio non
    può prescindere dai 5 sensi, che rappresentano il
    filtro attraverso il quale ognuno di noi incamera
    il mondo e ad esso risponde.

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  • I canali preferenziali
  • In Programmazione NeuroLinguistica si è soliti
    parlare di "CANALI" per definire i 5 sensi un
    Canale VISIVO (V), uno AUDITIVO (A) ed uno
    CENESTESICO (K). Questo ultimo raccoglie in sé il
    tatto, il gusto e l'olfatto oltre alle
    "sensazioni interne", o, in senso più lato, le
    emozioni.
  • Questi Canali, attraverso i quali raccogliamo
    informazioni dal mondo, le elaboriamo dentro di
    noi e rispondiamo fuori o dentro di noi,
    rappresentano lo strato più "periferico"
    dell'individuo, i sensori di raccolta,
    elaborazione ed emissione dati.

44
  • Realtà e rappresentazione
  • Una persona che si chiude, non deve indurre a
    giudizi sull'essere (buono-cattivo, genuino-falso
    ecc.) ma solo impressioni sul suo comportamento.
    Una persona che si chiude probabilmente si
    difende da qualcosa che in quel momento, magari
    inconsciamente, sente come pericoloso per la sua
    sicurezza.
  • Questa, al di là delle parole che quel soggetto
    pronuncia, è una preziosissima indicazione che
    può aiutarci a modificare minimi elementi della
    nostra comunicazione non verbale, per migliorare
    talora in modo spettacolare l'interazione,
    rendendola utile per noi e rassicurante per
    l'altro.
  • Comunicare quindi, al di là di ogni rigida
    definizione, significa mettersi al passo con
    l'altro, entrare nella sua acqua, stabilire un
    MINIMO COMUNE DENOMINATORE sul quale costruire un
    rapporto efficace e possibilmente gratificante
    per entrambi.

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Poiché ciò che avviene dentro di noi ha sempre
una conseguenza in ciò che appare fuori, ogni
fase e stato descritti comporta dei movimenti
come ad esempio, quelli degli occhi o delle mani
o il modo in cui una persona è seduta su una
sedia. Le mani sono buoni "insegnanti", nel
senso che indicano la parte di noi coinvolta in
quel processo mentale. Corpo e mente sono
entità inscindibili in continua interdipendenza.
Vale anche la regola contraria e cioè che ad ogni
cambiamento della nostra fisiologia (postura,
respirazione, colorito della pelle ecc.)
corrisponde sempre un cambiamento interno.
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  • Ad esempio
  • Seduto sulla parte anteriore con lo sguardo verso
    lalto è una posizione di fuga. Persone
    cenestesiche. Non è facile avere rapporti con
    queste persone, meglio attendere o fare in modo
    che cambi posizione.
  • Seduto eretto nella parte centrale della sedia
    con la testa e lo sguardo orizzontale. E la
    posizione migliore per relazioni costruttive.
    Persona interessata ad apprendere ed aperta alle
    novità. Il canale maggiormente utilizzato è
    quello uditivo
  • Posizioni seduto con il corpo appoggiato allo
    schienale, in posizione arretrata con il collo
    proteso e lo sguardo verso il basso. Distacco
    dalla realtà e possibilità di emettere giudizi
    frettolosi. Il canale maggiormente utilizzato è
    quello visivo

47
  • Queste tre posizioni corrispondono anche alle tre
    posizioni psicologiche
  • Circolarità nel processo comunicativo la
    comunicazione non è lineare, a senso unico o
    alternato, ma, poiché ogni messaggio verbale e
    non verbale determina comunque una reazione
    nell'altro (in un processo continuo e circolare
    che implica una stretta reciprocità), attenzione
    alla retroazione o feedback, ossia alla risposta
    dell'altro a noi, utilizzandola per correggere la
    comunicazione
  • Esistono TRE POSIZIONI PSICOLOGICHE, da
    intendersi come allargamento delle possibilità
    che ogni individuo ha di "muoversi" mentalmente
    nell'ambito di una relazione interpersonale, per
    meglio gestirla, viverla, comprenderla e
    giudicarla nella sua complessità.

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  • La PRIMA POSIZIONE è quella che ci consente di
    rimanere dentro se stessi, a contatto con i
    propri valori, credenze, idee. Come se
    l'interlocutore venisse in un certo senso
    disattivato dall'interazione. In realtà il vero
    processo comunicativo ha luogo tra il soggetto e
    se stesso.
  • E la posizione psicologica che, se esasperata,
    dà vita ad un personaggio che non si fa entrare
    il mondo dentro e che non entra nel mondo, ma che
    lo giudica da dentro di sé, sempre
    categoricamente rigido al limite della chiusura e
    della caparbietà. Come se avesse troppa paura
    che l'altro possa "mettere in crisi" la sua
    preconcetta mappa della realtà.

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  • La SECONDA POSIZIONE consente di entrare nel
    mondo dell'altro attraverso il suo comportamento,
    le sue reazioni, pone nei suoi panni, permette di
    comprendere quello che l'altro ci mostra di sé.
  • Entriamo nel mondo e consentiamo al mondo di
    avvicinarsi, mantenendo possibilmente integra la
    propria identità. Infatti, l'esasperazione di
    tale posizione psicologica fa immaginare qualcuno
    che rischia di perdere le coordinate di se stesso
    per rendere vero e assoluto ciò che è esterno a
    sé, che diviene quasi una sorta d'identità
    esterna tale da renderlo passivo e dipendente.

Stato Empatico
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  • La TERZA POSIZIONE psicologica è quella che
    permette di distanziarsi dalla relazione con
    l'altro per cogliere "dall'alto il contesto
    nella sua interezza, come se, ci si potesse
    trasformare in una parte osservatrice-ascoltatrice
    come se con una videocamera si riprendesse lo
    stesso sogetto nell'interazione con l'altro, al
    fine di apportare le necessarie correzioni
    migliorative.
  • Una sorta di posizione del genitore che aiuta a
    meglio percepire se stesso nella relazione col
    mondo esterno. Restare ancorati a questa sola
    posizione significherebbe isolarsi dal mondo

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  • Importanza dellelasticità
  • Ancora una volta l'importanza dell'ELASTICITA'
    nel processo d'interazione con altri esseri
    umani la possibilità di avere coscienza delle
    tre posizioni psicologiche allarga la capacità di
    comprensione e di relazione permettendo
    spostamenti a 360 gradi nel contesto
    comunicativo.
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